Da oggi questo blog è trasferito definitivamente all’indirizzo: http://blog.ildella.net

Il feed è invece sempre il medesimo: http://feeds.feedburner.com/IlBlogDelDella

Grazie di cuore alla community di wordpress.com per l’aiuto e in generale ad Automattic per il fantastico strumento che è WordPress, open source e gratuito.

Il nuovo Blog usa ancora WordPress, naturalmente.

Questa è una comunicazione di servizio. Da qualche giorno è attivo il dominio http://blog.ildella.net che per ora rigira su questa pagina ma presto rimanderà al blog nuovo. In buona sostanza, aggiornandosi a blog.ildella.net si arriverà sempre al blog attuale, ovunque io lo metta. Resta invariato invece il servizio di feed che essendo fornito tramite Feedburner continua a essere lo stesso da tempo.

Presto saluterò la community di wordpress.com e il mio blog girerà, sempre su WordPress, su un mio servizio di hosting. Assieme un bel restyle grafico per il blog che sto azzurrino mi sta iniziando a dare sui nervi, un po’ di riorganizzazione nelle risorse alternative (le colonnine laterali) e attiverò il servizio di sottoscrizione via email.

Ora torno a lavorarci.

Eh già, questa volta tocca proprio ricredermi. Esistono. Non solo loro, anche i Re Magi e tutto il resto della combriccola. Nessun dubbio a riguardo oramai. Chiedo perdono per anni di cieco e ottuso scetticismo. Ora ho le prove, registrate sul mio cellulare sotto forma di messaggio di testo in entrata:

“Gentile Signor DELLAFIORE la informo che la variazione della modalità  di spedizione fattura è stata effettuata. Grazie, Xxxxxx Xxxxx, FASTWEB.” Inviato 25/12/2007 13:11:17

Questo a fronte di una singola email inviata a inizio dicembre. Avevo più speranze di vincere la lotteria di Natale. Per cui non ho acquistato il biglietto. E che non esiste.

Basito.

Un paio di giorni fa un amico mi ha segnalato un articolo su repubblica online (dio ci salvi) in cui un appassionato Ernesto Assante chiedeva alle case discografiche di riproporre il vinile come gesto simbolico per restituire dignità alla musica, agli artisti e all’industria tutta, oramai orientata verso masse di ascoltatori di iPod senza dio e artisti-gadget, controllata da discografici senza anima votati solo al profitto.

Che dire… La mia prima reazione dopo averlo letto è stata: “Buongiorno!”. Ernesto dipinge qui uno scenario che un appassionato di musica aggiornato e vigile avrebbe potuto delineare almeno cinque anni fa. A onore del vero, lo scenario viene così dipinto ciclicamente da ogni non più troppo giovane ma non ancora troppo vecchio appassionato di qualsiasi cosa , perchè “ah, i bei vecchi tempi” è un genere di stronzata che va sempre di moda.

“Da quando la musica è diventata digitale non siete più voi gli unici a poter fabbricare dischi. Con i nostri computer e i masterizzatori siamo in grado di copiare la musica su cd fatti in casa”

Osservazione corretta, peccato che non siamo all’inizio del decennio bensì decisamente verso la fine. Questa cosa è assodata e data per scontata ed è uno dei motivi per cui non è più tollerabile la situazione simile e non starò a ripetere i motivi che vanno al di là della semplice possibilità di riprodurre la copia. Oggi oltre tutto siamo ben oltre: possiamo scoprire nuovi autori con una semplicità sconosciuta a chiunque anche solo 5 anni fa. Possiamo fare molti dei lavori dei “discografici”.

Tutto sommato il grido di sofferenza rispetto alla situazione si può anche condividere, molto meno l’impostazione dell’articolo. Fino all’ultimo paragrafo sembra di leggere lo sfogo di qualcuno rimasto ancorato agli anni 90 e il punto del problema pare essere la vittoria della musica digitale, rappresentata qui dal malefido iPod. Non dimentichiamoci il passato, la cosa è già successa un sacco di volte, dai 78 ai 33 alle musicassette, cd, formati compressi di vario genere. E’ un mondo che va così, pare. La situazione che descrivi in cui diversi supporti sono adatti a diversi generi di persone… è la realtà attuale, sta già succedendo, non c’è alcun bisogno di chiederlo!

“Certo, magari guadagnerete meno, magari i clamorosi fatturati che l’industria discografica ha fatto da quando è arrivato il compact disc non li vedrete più, ma di sicuro non perderete l’anima e il lavoro. Il lavoro lo state già perdendo, l’anima la state per perdere, trasformandovi in venditori di magliette, poster, gadget, venditori di diritti televisivi e radiofonici, produttori di concerti e di dvd, di certo non più ‘discografici’”

Ecco che poi alla fine compare questo passaggio, in cui si sfiora appena il nocciolo, si da una nuova apertura all’articolo per poi ricadere ancora una volta nel problema del supporto, della sua dignità legata alla completezza dell’opera e quant’altro. Non che non sia d’accordo anzi, condivido appieno. E’ che mi sembra proprio un futile argomento a confronto, un piccolo sassolino nel fiume quando quanto è sfiorato in quel passaggio è il problema reale.

Non è che non sono più “discografici” perchè non fanno più il vinile! Quella parola ha perso il suo significato originari, dimentichiamocela. Mi rendo conto che quella di Ernesto è solo una proposta, un tentativo piccolo per ridare un senso alla baracca ma il problema è troppo più grande di così e non sarà *mai* un’iniziativa che parte dall’alto a cambiare le cose. I Radiohead, credo te ne sarai accorto, hanno già fatto una cosa simile: disco da scaricare e versione cd in un box super deluxe. Ok, non c’è il vinile, ma il concetto è il medesimo.

La mia convinzione è che se si vuole pensare di di far cambiare la situazione ci si deve appellare agli autori. Loro, per primi, possono muovere le cose. I giovani, guidati da qualche già affermato a segnare la strada. Sta già succedendo, in parte. Aiutiamo quel movimento, non pensiamo che non sia fattibile. Ignoriamo le morenti case discografiche.

Se quell’articolo avesse avuto un’impostazione diversa lo avrei apprezzato e invece non riesci ad andare oltre al problema a vedere, o a dire, quello che sta realmente dietro. Il risultato è un articolo buono solo per chi quel giorno era abbastana malinconico da dire “sì, hai ragione, quando c’era il vinile eravamo tutti più buoni e andava tutto meglio”.

E poi Babbo Natale portava LP dei Led Zeppelin a tutti e Britney Spears non esisteva.

Grande. Anzi, ROCKTFL.

Il 2007 è stato l’anno del Social Networking [inizio retorico e senza significato]. Questo naturalmente per la maggior parte della gente, [procedo tirandomela facendo però finta di mostrare tolleranza per i non-geek] quella che non vive di pane e pc, [espressione da rivista videogiochi nel 1995] in quanto i germi dell’attuale epidemia di socialità sul web [risata a denti stretti di chi la sa lunga] si sono iniziati a vedere quando un paio di anni fa si iniziava a parlare di tagging, folksonomy [termine sconosciuto con link interno per mostrare che già ne sapevo un sacco tempo fa] e appunto social networking.

Tutto ciò che le persone conoscono in realtà, almeno nell’Italia che conosco io, sono MySpace [conato di vomito del pubblico] e Facebook [Italia 1!!!].

Ok, ho in cantiere un paio di articoli più interessanti. In uno vorrei consolidare l’uso di un termine nuovo in relazione a una determinata categoria di persone. Poi è un mese almeno che voglio scrivere di Facebook, ancora un po’ che aspetto passerà di moda e tutti saranno arrivati prima di me.

Quindi per cosa scrivo a fare oggi? Ho passato la giornata a gestire il ritiro, trasporto e montaggio del mio letto, quindi non ho lavorato affatto e mi sono limitato a leggere i giornali. Al di là delle novità tecniche di cui non frega a nessuno,ho trovato due servizi che magari a una o due persone farà piacere conoscere.

Il primo si chiama Speedtrap ed è un sito in cui gli utenti segnano sulle mappe di Google Maps i punti in cui ci sono telecamere o altre trappole piazzate per fregare proteggere i cittadini.

Il secondo è un ennesimo social network web 2.0 user generated content rating system friend service. Sui film. Ok, c’è flixster che nessuno sapeva cosa fosse prima che facessero l’applicazione Facebook, che in una scala da uno a 10 valuterei 5–. Questo Filmcrave sostanzialmente farà la solita roba, speriamo in una maniera miglilore. No, non l’ho nemmeno provato, ma chi ha voglia? E’ tra i tre finalisti di una categoria degli award 2007 su Mashable, tanto male non sarà. Tanto Filmcrave non ha l’applicazione Facebook, quindi anche se ci andassi ci sarei io solo, senza amici. Che poi di fatto diciamocelo: Flixster lo uso solo per segnarmi i film che voglio vedere…

Insomma, due siti sostanzialmente inutili ma mi sentivo un po’ così, avevo voglia di riempire uno spazio vuoto in questo anonimo martedi 18 dicembre, quando gli omicidi folli in Italia sono finiti con il giorno dell’Immacolata e resta solo qualche meningite a seminare panico in attesa della Pausa dal Male pronta per la settimana di Natale.

Se proprio non sapete che fare da qui all’ora dell’aperitivo, riporterò la conversazione più interessante della giornata avvenuto tra me e Lorenzo (che mi  ha aiutato con il letto, grazie!). Riguardava l’ultimo film di Rodriguez, Planet Terror, che abbiamo entrambi visto da relativamente poco. Ne parlavamo a pranzo e ci ricordavamo una marea di dettagli. Intendiamoci, per apprezzare un film del genere devi essere solleticato nell’intimo dal tipo di umorismo che Rodriguez e il suo compare Quentin mettono nei film. Io sono uno di quelli, dopo tutto non è colpa mia se avevo diciassette anni quando è uscito Pulp Fiction. Bè in questi film ti ricordi un sacco di cose! Se esci dopo aver visto un colossal qualsiasi, tipo un film di spionaggio o un thriller tipo Bourne qualchecosa o The Departed o che ne so, sei confuso dalla trama esci che non hai capito nulla o se hai capito ti ricordi poco, al limite i dettagli dell’intreccio in maniera confusa e poco altro. Stessa cosa in un film anche bello tipo The Prestige per dire, anche se già lì ci sono un po’ di dettagli belli che rimangono davvero.

Quando esci dopo aver visto un film di questi qua invece ti ricordi moltissimo, un sacco di dettagli dei più assurdi, tipo gli animali che aveva il bambinello nella gabbia quando scappa di casa con la mamma, o le chicche tipo gli storici attori che compaiono in tutti i loro film. Poi ti trovi a ragionare su dettagli interessanti tipo: “ma da quanto tempo si erano lasciati loro due? Lei aveva ancora su il suo giubbotto?!?” e cose simili.

Su una cosa non eravamo d’accordo: per me il bambino è stato reso insopportabile apposta e la scena degli animaletti assumeva un senso in quest’ottica e nessun’altra: bimbo insopportabile si spara in faccia come un idiota, pubblico felice. Così si fa.

L’ho fatto entrare e sono stato gentile. Tutto sommato che male poteva fare? Poi non sono supertizioso io.

Però il giorno dopo che è passato lui ho perso le chiavi della macchina, sono arrivato tardi al concerto dei Justice e mi hanno chiuso la biglietteria in faccia. Ho realizzato l’origine del male quando stamattina ho visto sul tavolino quello che aveva lasciato: un calendario e una fotografia.

La prossima volta il prete non lo faccio entrare a benedire la casa.

Ahhhhhh. In sti giorni ho distrattamente seguito la faccenda Luttazzi. Ne sono venuto a conoscenza seguendo 7yearwinter, visto che l’informazione “ufficiale” la ho abbandonata da un bel pezzo.

In che fantastico modo si è conclusa la faccenda :)

Il brillante che scrive su 7yearwinter ha fatto in modo che il link al suo sito, apparso su Repubblia e Libero online, portasse in realtà a un filmato particolarmente… divertente diciamo. Giusta risposta a qualche ignorante approfittatore che scrive su quell’immondizia online.  Bravo tu.

E spirito di iniziativa. In questo blog uno dei miei temi favoriti è sicuramente quello legato al copyright, all’inadeguatezza dell’attuale industria musicale. Il discorso può in realtà applicarsi a tanti altri settori e in realtà questo mio interessa affonda le sue radici nella mia passione per la musica e nella mia “devozione” alla causa Open Source, i cui principi sono impregnati degli stessi valori che mi spingono a criticare così ferocemente tutto quanto è restrittivo nei confronti della diffuzione di conoscenza.

 

Mi trovo spesso a dibattere di questi temi, tentare convincere persone, giovani artisti e ogni tanto anche qualcuno affermato che questa è una strada importante da intraprendere. Tento di influenzare chi mi sta attorno perchè credo in questi principi e che sia importante che gli artisti per primi si liberino della schiavitù delle case discografiche. Per farlo serve prima liberarsi della convinzione che sia l’unica strada possibile. Il problema è che per emergere ad “alti livelli” , vale a dire per apparire sui grandi canali televisivi di informazione, servono spinte che solo quelle grosse case possono offrire. Spero sempre che la volontà di un artista non sia quella di apparire su MTV o peggio ancora su una qualche Italia 1 di questo pianeta.

Non si può certo però negare che parte dell’essere artista, nella grande maggioranza dei casi, è avere il desiderio che tante persone fruiscano del suo lavoro. Dopo tutto io sviluppo software e una delle più grandi ambizione mie e di tanti altri è che il proprio software venga usato da tantissime persone. Per farlo cosa dovrei fare, andare a lavorare alla Microsoft? Da Google? Forse… forse è l’unica possibilità. Però…

In 1989, at the age of eighteen, DiFranco started her own record company, Righteous Babe Records, with just $50. Ani DiFranco was issued on the label in the winter of 1990. Later on she relocated to New York City, where she took poetry classes at the New School and toured vigorously”

Serve talento. E spirito di iniziativa. Il resto segue.

 

 

Non conoscevo 7yearwinter ma penso che inizierò a seguirlo. A convincermi è stato questo post. Ora è su Netvibes :)

E’ passato più di un mese da quando il nuovo disco dei Radiohead è disponibile per il download a offerta libera. Quanto quel disco stia vendendo e soprattutto quanto chi lo scarica lo stia pagando è oggetto di constroversie quindi meglio attendere un po’ prima di parlare. Nel frattempo mi limito a segnalare come fin dai primi giorni dopo l’annuncio già altri iniziano a seguire le orme:  Oasis e Jamiroquai sono stati i primi e di recente anche i Kaiser Chiefs  hanno intenzioni simili. Questo senza scordare Trent Reznor, pioniere di questo genere di iniziative che ha appunto appena pubblicato con lo stesso modello dell’offerta libera un disco di cui è produttore e ha annunciato un mese fa di essere oramai totalmente indipendente da qualsiasi contratto discografico.

Io lo scricchiolio lo sento distintamente. Il fuggi fuggi è dietro l’angolo.

UPDATE  24/11: mi ero dimenticato di segnalare questa bella proiezione dell’andamento dell’industria discografica nei prossimi cinque anni di cui allego il grafico più significativo. Si parla di 20% in meno.

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