Il Blog del Della (2005 – 2010)

Libertà di espressione e collaborazione, dall'Open Source al Social Networking. Pensieri e informazione da Daniele Dellafiore.

Archivi Mensili: gennaio 2006

Presa di posizione

Ogni periodo storico ha i suoi cambiamenti. In questi anni uno dei più incisivi è quello legato alle nuove possibilità offerte dalle tecnologie legate alla Scienza dell’Informazione nella sua accezione più generale. La reale entità del cambiamento non è facilmente percepibile. La possibilità di scambiarsi grosse quantità di informazioni in poco tempo, la possibilità sempre più diffusa di poter gestire e manipolare quelle informazioni sta mettendo in crisi meccanismi decennali. Questi meccanismi erano oramai talmente radicati nella mentalità comune da essere assunti a principi.

Da qualche anno assistiamo quotidianamente a tentativi più o meno maldestri di proteggere la distribuzione di prodotti legati al mondo della musica, del cinema, del software, della letteratura. Al di là di pochi esempi in cui si cerca di proteggere l’arte o l’artista in questione, la maggior parte delle iniziative mira a proteggere l’industria, il meccanismo, mira a non far cambiare il modo in cui le persone percepiscono l’essenza di un certo bene.
Purtroppo però tutti quei tentativi si sono rivelati fallimentari. Sofisticati meccanismi di protezione bypassati in pochi giorni, caccia continua a chi scambia prodotti che porta sempre più persone a conoscere ed utilizzare metodi per scambiarsi prodotti. L’Industria non è stata in grado negli ultimi cinque anni di reagire in maniera valida a questa grave minacciaâ. I recenti tentativi di sfruttare le attuali tecnologie per vendere prodotti (Napster, iTunes…) si sono rivelati, nel migliore dei casi, discreti successi commerciali ma sono ben lungi dall’aver eliminato i problemi di cui l’industria si è lamentata e ancora più lontani sono dal rappresentare un vero salto in avanti, un vero nuovo modo di sfruttare quanto è offerto dalle attuali tecnologie.

Il punto cruciale del discorso risulta essere il seguente: esiste oggi una facilità di scambiarsi informazioni che era non solo inesistente ma addirittura sconosciuta durante la maggior parte del secolo scorso, negli anni in cui alcuni principi e meccanismi che oggi conosciamo sono nati. Oggi i presupposti per l’esistenza di quei meccanismi e principi non esistono più, sono stati distrutti. Come conseguenza di ciò quello a cui si deve puntare a un nuovo modello, economico, sociale o quant’altro che si basi realmente su quanto è disponibile oggi.
La mia convinzione, non è solo mia, è che tutti avranno da guadagnarci semplicemente assecondando il cambiamento, non ostacolandolo.

Nel corso degli ultimi anni tante sono le opinioni di persone che hanno saputo vedere questa cosa più chiaramente e probabilmente anche prima di me. Ho potuto conoscerle grazie alla Rete. Ricordo che uno degli articoli che ha dato più fiducia ai miei pensieri è stato pubblicato su Punto Informatico e risale a quasi due anni fa, tratto da un ben più lungo articolo di Karl Fogel. Non sono il solo a pensarla così, più passano i giorni e più persone si rendono conto di quello che succede e quando accade, quando cè la presa di coscienza, scatta la voglia di cambiare le cose, scatta la rabbia contro chi cerca di ostacolare il cammino per il solo fine di specularci sopra.

Ogni mattina c’è chi si sveglia e pensa a come limitare altre persone, su molteplici livelli, limitando la facilità con cui le informazioni vengono diffuse, viziando il processo di diffusione, incanalando l’evoluzione culturale, il tutto al solo fine di lucrare il più possibile, spesso mascherando questo fine dietro a principi di cui oramai si è perso il reale significato e valore.
Io non voglio fare questo, io voglio svegliarmi al mattino e pensare a un modo nuovo per esaltare le persone, per esaltare la collettività .

 

“I worry about my child and the Internet all the time, even though she’s too young to have logged on yet. Here’s what I worry about. I worry that 10 or 15 years from now, she will come to me and say ‘Daddy, where were you when they took freedom of the press away from the Internet?'”

— Mike Godwin, Electronic Frontier Foundation

L’evoluzione tecnologica secondo le major

Questa volta le grosse corporazioni dell’industria musicale e cinematogratica stanno pensando bene di limitare la possibilità di produrre qualsiasi strumento tecnologico che diffonda informazioni secondo quello che è un vero e proprio <em>”nuovo comandamento ai produttori di sistemi elettronici e di elettronica di consumo, ovvero che i futuri prodotti consentano “ai consumatori un utilizzo storicamente esclusivo e rientrante nei limiti di legge”. In altre parole sarebbe legittimo realizzare nuovi dispositivi soltanto se limitati nella loro funzione al “solo scopo previsto”. “Se questa fosse stata legge nel 1970 – scrive EFF – non ci sarebbe mai stato un videoregistratore. Nel 1990, non ci sarebbe stato TiVo. Nel 2000, niente iPod”</em>.
Non mi dilungherò oltre, la questione è stata coperta efficacemente da Punto Informatico <a href=”http://punto-informatico.it/pbox.asp?i=57438″>in questo articolo </a>che consiglio di leggere.

Mi riservo unicamente di far notare un particolare curioso. Il senatore legato a quest’ultima vicenda è <a href=”http://gsmith.senate.gov/public/”>Gordon Smith</a>. Il tizio di ieri, invece, capo della sezione tecnologica di BellSouth, è <a href=”http://www.comsoc.org/~cqr/2005-Smith.htm”>questo qui</a>. Adesso, ditemi voi… Se li si guarda bene non sono uguali ma a una prima occhiata sono identici: giacca, camicia e cravatte simili o identiche, stesso taglio di capelli, stesso sorriso… E non sono due colleghi senatori, intendiamoci, non c’entrano nulla l’uno con l’altro!

L’evoluzione tecnologica secondo le major

Questa volta le grosse corporazioni dell’industria musicale e cinematogratica stanno pensando bene di limitare la possibilità di produrre qualsiasi strumento tecnologico che diffonda informazioni secondo quello che è un vero e proprio <em>”nuovo comandamento ai produttori di sistemi elettronici e di elettronica di consumo, ovvero che i futuri prodotti consentano “ai consumatori un utilizzo storicamente esclusivo e rientrante nei limiti di legge”. In altre parole sarebbe legittimo realizzare nuovi dispositivi soltanto se limitati nella loro funzione al “solo scopo previsto”. “Se questa fosse stata legge nel 1970 – scrive EFF – non ci sarebbe mai stato un videoregistratore. Nel 1990, non ci sarebbe stato TiVo. Nel 2000, niente iPod”</em>.
Non mi dilungherò oltre, la questione è stata coperta efficacemente da Punto Informatico <a href=”http://punto-informatico.it/pbox.asp?i=57438″>in questo articolo </a>che consiglio di leggere.

Mi riservo unicamente di far notare un particolare curioso. Il senatore legato a quest’ultima vicenda è <a href=”http://gsmith.senate.gov/public/”>Gordon Smith</a>. Il tizio di ieri, invece, capo della sezione tecnologica di BellSouth, è <a href=”http://www.comsoc.org/~cqr/2005-Smith.htm”>questo qui</a>. Adesso, ditemi voi… Se li si guarda bene non sono uguali ma a una prima occhiata sono identici: giacca, camicia e cravatte simili o identiche, stesso taglio di capelli, stesso sorriso… E non sono due colleghi senatori, intendiamoci, non c’entrano nulla l’uno con l’altro!

Internet a due velocità? No grazie

A dicembre si è diffusa la notizia che le due maggiori società di telecomunicazioni degli U.S. stavano prendendo iniziative per ottenere una sorta di “Internet a due velocità ” nell’ottica di distribuire video di qualità ai loro utenti lasciando ad alcuni una via privilegiata. La questione è trattata in questo articolo del Boston Time.
Quale è il nocciolo della questione? La distribuzione di contenuti video è una delle prossime notività della rete per il grosso del mercato. Distribuire video di qualità è stato fino ad oggi difficile perchè necessitava di un’infrastruttura di rete a banda larga e molto veloce per poter essere realizzata. Ora che sempre più accessi a internet rispondono a questi requisiti, molte società ci stanno pensando. La “televisione via internet”, come viene volgarmente chiamata, è una delle prossime frontiere e in molti ci vogliono guadagnare.
Come? Semplice, pensano AT&T e BellSouth. Facciamo in modo che i dati di una particolare trasmissione video possano passare sulla rete con una priorità più alta rispetto ai dati normali, che non necessitano di tutta questa urgenza. Ottima soluzione, di certo non è una novità , già anni fa si sentiva parlare di evoluzioni possibili in questa direzione. Dove sta il trucco? Il trucco è che ovviamente questa priorità la diamo a chi vogliamo noi, vale a dire a noi stessi e a chi paga. Chi paga molto.
Risultato? I proprietari dei più grossi portali della rete, da Microsoft a Google a Yahoo ad Amazon, per intenderci, non ci stanno e quindi si ribellano. Divertente che porprio chi fa spesso forza della propria posizione di monopolio si trovi a subire lo stesso destino. Fosse solo per loro non starei qui a scrivere, chi è causa del suo mal pianga se stesso, io mi ci farei solo quattro risate sopra. Il problema è che tutto questo andrà a toccare anche livelli di business più modesti e in ultima analisi tutti gli utenti, perchè alla fine chi metterà i soldi se Google o chi per lui dovrà pagare AT&T per poter mandare video alla stessa velocità di AT&T stessa?

Tutto questo perch�
Chi si è lanciato in questa proposta, questa “internet a due velocità dove però decidiamo noi a chi dare il permesso di andare veloce”, tutto ciò sembra perfettamente logico. Mi tocca sentire qualcuno dire: ”Why do fundamental business economics not apply to the Internet?”. Chi lo dice? Bill Smith, <a href=”http://www.comsoc.org/~cqr/2005-Smith.htm”>questo signore qua</a>, il capo della sezione tecnologica di BellSouth, non di certo uno che ci si aspetta non abbia almeno una vaga idea di quello che succede nel mondo dell’Information and Comunication Technology. Il signore invece sembra non avere capito che effettivamente molte delle tecnologie che riassumiamo nella parola “Internet” stanno effettivamente stravolgendo le “fondamentali leggi del mercato”. Oppure mente.

Come mai i compari di Bill hanno investito soldi in questo tipo di tecnologie? Come mai puntano a questo nuovo modello per la distribuzione di contenuti multimediali? Perchè è quello da cui si può guadagnare. Non di certo perchè è l’unico, nè perchè è il migliore.
Tanto per fare un esempio, il solito: in quest’ultimo anno le tecnologie per la distribuzione di video sulla rete si sta decisamente spostando verso lo streaming video <a href=”http://della.turbino.net/blog/?p=39″>P2P</a&gt;, cosa di cui ho già <a href=”http://della.turbino.net/blog/?tag=video+streaming”>parlato piÃù volte</a>. Questo è un modo efficace ed economico per diffondere grosse quantità di dati. Lo dimostra l’incredibile successo delle reti di file sharing che utilizzano queste tecnologie. Il software sta muovendo decisamente in questa direzione, sempre più applicazioni iniziano ad usare questo modello per scambiarsi dati, per condividere informazioni.

Perchè? Quale è il fondamentale vantaggio? E’ presto detto.
Proviamo a pensare a un servizio che si vuole ottenere. Ad esempio, prendere un autobus. Comprare i biglietti per un concerto o per la partita. Andare in posta. Aprire un sito web. Più gente c’è più tempo si impiega a ottenere quello che si desidera. Tempi di attesa per via della coda, così nel “mondo fisico”, così sulla rete. Il P2P è l’opposto di questo. Più gente c’è, meglio va. Piùpersone sono “collegate” con quello con cui sono collegato io e più mi sono vicine, più otterrà un servizio migliore.
Questa è una di quelle cose talmente forti su molteplici livelli da lasciare le vertigini se ci si pensa bene. Una roba da sconvolgere ben più di qualche “fondamentale legge di mercato”.

Se esiste questa tecnologia che si sta diffondendo a macchia d’olio, perchè non usarla? Perchè non ci si puù guadagnare, non si può far pagare nessuno per un servizio che di fatto non si sta offrendo, perchè una cosa simile si appoggia direttamente sull’utente, è la somma degli utenti a fare il servizio. Loro, la loro fibra ottica e il loro computer. Niente altro. Il risultato è che non si investe nel p2p video streaming, che è infatti molto più¹ indietro di quanto potrebbe essere.

Chiudiamola qui per oggi, lascio con un articolo di questi giorni, lunghetto ma che da una buona idea dello situazione e dello scenario che si potrebbe delineare, toccando temi importanti come la “Network neutrality” che le società telefoniche stanno volontariamente abbandonando e le possibili ripercussioni sulla rete di mosse come questa.

Oramai un classico

Ho incontrato anche molti insospettabili che avevano letto la trascrizione di questo discorso di Steve Jobs. In ogni caso, per chi non avesse ancora avuto il piacere, ecco dove si può leggere.