Il Blog del Della (2005 – 2010)

Libertà di espressione e collaborazione, dall'Open Source al Social Networking. Pensieri e informazione da Daniele Dellafiore.

Serve ancora un’industria della cultura

Negli ultimi tempi sto soprattutto parlando di questioni legate allo sviluppo di certe tecnologie e al modo in cui queste cose potrebbero cambiare la diffusione di diversi tipi di cultura, dalla letteratura, alla musica fino ad arrivare al cinema e ai videogiochi. Le possibilità offerte da quello che è Internet al giorno d’oggi fanno apparire senza senso un sacco di strutture nate nel secolo scorso per ovviare a quelli che, con gli occhi di oggi, sembrano solo dei limiti tecnologici.

Andiamo per gradi. Da quando è possibile memorizzare su un supporto delle informazioni si sono sviluppate nuove possibilità di comunicazione e su di questa nuove industrie. Da quando si può stampare si è diffuso il libro, sempre più scritti si sono potuti diffondere grazie alla facilità di copia dell’opera e alla relativa semplicità di distribuzione (bastava portare i libri in giro). La stessa cosa è avvenuta ad esempio, giusto qualche anno più tardi, con la musica. Per chi stava qui in Europa era possibile sentire i bluesman americani grazie alle incisioni sui dischi e al fatto che qualcuno si prendeva la briga di trasportare i dischi da una parte all’altra dell’oceano.

Tutto questo è cresciuto e sono nate svariate Industrie che oggi come oggi fanno, molto in grande, questo lavoro: scoprono, pubblicizzano e trasportano in giro per il mondo nuovi lavori. Il risultato è che una grande massa di persone può godere di questi lavori e che, in ultima analisi, lo scambio culturale fra (alcuni) popoli della Terra è notevolmente incrementato rispetto ai secoli passati.

Poi è arrivato “il 2000”, è arrivata Internet così come la conosciamo oggi.

Cosa è cambiato? Quello che è cambiato è che è diventato possibile scoprire e recuperare questo genere di lavori in un modo che era impensabile qualche tempo fa. Oggi quelli che erano alcuni dei principali presupposti all’esistenza di una Casa Discografica o di una Casa Editrice e volendo dell’intera industria Musicale e del Libro, sono spariti.

La necessità di trasportare queste opere sta scomparendo. E’ possibile ottenere una buona parte dell’opera semplicemente facendola “trasportare” dalla Rete. Certo non si può ottenere il supporto, ma il supporto è una cosa che si è resa necessaria proprio per via dell’impossibilità di trasportare il contenuto in altri modi. A margine si è sviluppata un’estetica del supporto: copertine rigide e patinate per i libri, librettini con design accattivante per i CD, tutte cose piacevoli ma nate dall’esigenza di trasportare il prodotto vero.

Se questo primo aspetto è oramai fin troppo conosciuto e pubblicizzato, si parla meno spesso degli aspetti di scoperta e pubblicizzazione, gli altri due grossi “compiti” dell’industria discografica. Tralasciando i media tradizionali, è sempre esistito il “passa parola” per scoprire nuove opere. Oggi il passa parola è esteso a potenzialmente tutto il mondo. Centinaia di siti web, blog, forum, mailing list hanno pemesso nei primi 10 anni di esistenza del Web a milioni di persone di venire a conoscenza di cosa che prima sarebbero state al di là della loro portata. Oggi stiamo entrando in una nuova era e nuove forme di collaborazione e condivisione delle informazioni stanno nascendo: fenomeni come Social Networking e File Sharing , ad esempio, sono manifestazioni delle possibilità di collaborazione che la Rete sta iniziando ad offrire. Diventa così possibile per l’appassionato andare a scoprire da solo nuovi artisti che suonano e vivono in un altro stato. Diventa così possibile per chi ascolta solo qualche disco ogni tanto andare su di uno di questi siti e guardare quali artisti sono i più quotati di recente.

La cosa più interessante di tutto questo è che non stiamo parlando, ancora una volta, di informazioni guidate da qualche corporazione. Se la ricerca, la classificazione, la valutazione vengono fatte dagli utenti sono disinteressate oltre che gratuite nel senso più complessivo del termine: non si pagano a nessun livello, nè direttamente nè come ricarico sull’opera acquistata.

Quello su cui vorrei puntare il dito è che oggi siamo all’alba di un’era in cui non esiste più il bisogno dell’esistenza di un’industria discografica o del libro così come sono state intese nel secolo passato perchè esistono degli strumenti sufficientemente diffusi e sufficientemente semplici per permettere a chiunque di scoprire, recuperare e diffondere la musica e la letteratura. Il guadagno ulteriore, sul lungo periodo, è la liberazione dalla logica orientata esclusivamente al profitto in tutti i settori legati alla distribuzione delle informazioni e della cultura.

2 risposte a “Serve ancora un’industria della cultura

  1. Pingback:Voci dal Passato - Industria della cultura « Il Blog del Della

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