Il Blog del Della (2005 – 2010)

Libertà di espressione e collaborazione, dall'Open Source al Social Networking. Pensieri e informazione da Daniele Dellafiore.

Archivi Mensili: aprile 2008

Non sempre può essere una serata sì.

Una volta ero a San Cristobal, in Chiapas, sono andato a visitare un paesino lì vicino, di cui non ricordo il nome, famoso perchè c’è una chiesa il cui culto è l’unico esempio di religione mista maya e cristiana ed è quindi luogo di visita di un po’ tutti i turisti e viaggiatori che passano da quelle parti. Nel templio ci sono, oltre ai visitatori, un bel po’ di autoctoni che pregano. Nell’aria si sente costantemente un salmodiare, persone che recitano preghiere di un qualche genere, candele un po’ ovunque. Ci sono singoli ai piedi di un altare di un qualche santo, in ginocchio, e ci sono piccoli gruppi sulle panche al centro ma non c’è una cerimonia in corso. Tutti parlottano, si percepisce distintamente una intensa aura di concentrazione e devozione, fiducia riposta nel rito: chi è lì crede in quello che sta facendo. Il salmodiare mi infastidisce nel giro di pochi secondi, non resisto che un paio di minuti, avviso il mio compagno di viaggio che non posso resistere ed esco.

Qualche anno fa è morto un ragazzo, avrà avuto diciotto anni, lo conoscevo appena, era del “giro di Internet”, un po’ un outsider per me. Era in motorino, l’ha investito un camion. Siamo andati al funerale, in tanti di noi, una decina credo. C’era ovviamente tutto il paese, i momenti strazianti non sono mancati. Sono stato un po’ in chiesa, poi il prete ha iniziato a parlare, ha fatto il discorso, ricordava il giovane scomparso. A quel punto sono uscito, non ho retto. Un’ora di cerimonia, parole da copione del prete che quel ragazzo non l’aveva probabilmente mai visto, canti da chiesa, rituali da messa da funerale, un sacco di questa roba per arrivare all’unico momento significativo, quando, probabilmente su richiesta degli amici, il coro della chiesa ha intonato una ballata rock recente, sicuramente significativa per il ragazzo. Toccante, vero, nonostante il contesto.

Stasera sono andato nel posto dove c’era la “serata” del 25 aprile, qui a Milano. Palco di fronte al Cimitero Maggiore e festa in Torchiera. Arrivo da solo, sul tardi. La prima cosa che sento è qualcuno che dal palco dove suonavano prende per il culo Calderoli. Mi aggiro per qualche minuto in mezzo a un mare di gente, dopo poco a conclusione del concerto dal palco parte il gran finale: suonano Bella Ciao. La marea balla felice, canta, è coinvolta. E’ lo sfogo finale della giornata. La mia serata era stata piacevole, rilassante: iniziata presto al parco, proseguita a cena con amici. Nonostante ciò, In un attimo il mio umore crolla, mi allontano. Non riesco però a evitare di entrare in Torchiera, prima, nè riesco a contenere i pensieri e dalle parole non dette di alcuni cui faccio questo discorso, l’idea che io stia venendo silenziosamente accusato di filo fascismo, superficialità e ignoranza si crea decisa.

Una volta, avrò avuto al massimo diciotto anni, ho visto mio nonno piangere. Che mi ricordi, è stata l’unica volta. Non piangeva un po’, piangeva tanto, singhiozzava. Lui aveva già passato i settanta da un pezzo, di testa un po’ era già andato ma sostanzialmente ci stava ancora. Eravamo a tavola a pranzo con tutta la famiglia e non so perchè aveva estratto un vecchio libro che parlava della Russia, della campagna in Russia. Stava leggendo un passaggio, ci teneva a leggercelo, non ricordo di cosa parlasse ma a un tratto partiva una poesia di pochi versi. Era una poesia russa e la leggeva, non sapeva il russo ma sapeva leggerla. Era una canzone anzi, la canticchiava e subito quando ha iniziato, il pianto. Non poteva contenerlo nè certamente ci ha provato, era così e basta, e andava avanti a leggere, e piangeva, e cantava la canzone russa e probabilmente non conosceva nemmeno il significato delle parole, nè il senso generale. La aveva sentità là credo, se la ricordava, tutto riemergeva.

Ora sono a casa. Credo di essere stato un po’ scortese con qualcuno. A fine serata un paio di gruppi di persone parlavano di destra, di sinistra. Di niente.

Che discorso snob, eh?

Aiò

 “Nessuna particolare ragione deve essere attribuita alla scelta di quel particolare testo in  quel determinato periodo storico.” – cit.

“Dal Viminale arriva a tutte le questure l’ordine di attuare immediatamente il “piano Zeta”. La disposizione precipita le forze dell’ordine nel panico. Di quel “piano” nessuno sa nulla.
Si perdono così minuti preziosissimi. Un piano Zeta in realtà esiste e riguarda effettivamente i sequestri di persona, ma per la sola Sardegna, più esattamente per la sola provincia di Sassari. Antonio Fariello, l’attuale capo dell’Ucigos, servizio segreto approntato dal ministro Cossiga per supplire alle carenze dell’intelligence, aveva prestato servizio fino a poco tempo prima come questore nella città sarda e pensava che il piano antisequestri avesse carattere nazionale. Questo spiega il devastante equicovo.”

da Un Affare di Stato: Il delitto Moro e la fine della Prima Repubblica, di Colombo Andrea

Lavorare. Seriamente.

Alla fine quindi mi toccherà. Ce la siamo cercata. Bicicletta, pedalare e tutto il resto.

Il fatto è che, comunque vada, oggi ho vinto le elezioni.

emblema

Vibrazioni cinematografiche

Dopo anni di grande disinteresse per il cinema, le ultime settimane hanno segnato una svolta. Potrebbe interrompersi tutto bruscamente ma ho qualcosa da raccontare. Tanti bei film. Sì ho visto anche i Cohen ma non mi va di parlarne. Sì chiaro che è bello, appunto per questo, non c’è niente da dire. No, There will be blood devo ancora vederlo.

Ieri, in particolare, giornata di riposo e isolamento in cui ho visto nell’ordine:

Io non sono qui

Metaforico sulla vita di Bob Dylan. Ci piace. Io ho avuto il magone per quasi tutto il tempo. Mi sono infastidito quando si mette a fare il pastore. Nel senso del prete. Son gusti.

Passaggio preferito:

“… poi non seppi pù nulla.
Era come quello che la gente dice di Billy the Kid, che in realtà ha schivato il proiettile e si è dato alla macchia. E Jack… lui ha sempre amato Billy the Kid.”

Billy: “I giornali dissero che Pat Garret mi aveva rintracciato. Mi aveva steso. I fuorilegge muoiono sempre. Solo un fesso crede a quello che legge sui giornali. ”

No poi c’è un momento in cui Cate Blanchett è in macchina si gira e ti fa una faccia che… Non so, te la aspetti anche, lo sapevi già, eppure… eppure bam.

Hot Fuzz

Visto un paio di settimane fa, è decisamente una chicca di quelle che piace rivedere: leggero e divertente stupisce per il modo in cui costruisce la storia in un crescendo di particolari che si intrecciano trasformandosi in qualcosa di diverso ma senza mai sbroccare. Tendente al geniale. Bella colonna sonora, parliamone, ci sono i T.Rex e poi ho scoperto Adam Ant e anche che quella canzone là era dei The Fratellis.

Passaggio preferito:

Il ritorno, l’armamento, a cavallo, il west. Totale.

E poi una battuta che non dico 🙂

Jackie Brown

E’ saltato fuori nel weekend così a caso e ho provato il desiderio di rivederlo dopo un decennio. E’ bello e ha una grandissima colonna sonora, per quanto sia un po’ distante dai miei gusti abituali.

Passaggi preferiti (courtesy of IMDB, naturalmente):

Melanie: That’s Japan.
Louis: Uh, looks like… I can… It shows…
Melanie: Wanna fuck?
Louis: Yeah.

e, la scena successiva, in un altro posto…

Cockatoo Bartender: What about you?
Jackie Brown: Oh, I’m fine.
Cockatoo Bartender: Yes, you are.
[the Bartender leaves. Jackie and Ordell both laugh]
Ordell Robbie: Goddamn, girl, you come in here on a Saturday night, I bet you need nigger repellant to keep them motherfuckers off your ass.