Il Blog del Della (2005 – 2010)

Libertà di espressione e collaborazione, dall'Open Source al Social Networking. Pensieri e informazione da Daniele Dellafiore.

Non sempre può essere una serata sì.

Una volta ero a San Cristobal, in Chiapas, sono andato a visitare un paesino lì vicino, di cui non ricordo il nome, famoso perchè c’è una chiesa il cui culto è l’unico esempio di religione mista maya e cristiana ed è quindi luogo di visita di un po’ tutti i turisti e viaggiatori che passano da quelle parti. Nel templio ci sono, oltre ai visitatori, un bel po’ di autoctoni che pregano. Nell’aria si sente costantemente un salmodiare, persone che recitano preghiere di un qualche genere, candele un po’ ovunque. Ci sono singoli ai piedi di un altare di un qualche santo, in ginocchio, e ci sono piccoli gruppi sulle panche al centro ma non c’è una cerimonia in corso. Tutti parlottano, si percepisce distintamente una intensa aura di concentrazione e devozione, fiducia riposta nel rito: chi è lì crede in quello che sta facendo. Il salmodiare mi infastidisce nel giro di pochi secondi, non resisto che un paio di minuti, avviso il mio compagno di viaggio che non posso resistere ed esco.

Qualche anno fa è morto un ragazzo, avrà avuto diciotto anni, lo conoscevo appena, era del “giro di Internet”, un po’ un outsider per me. Era in motorino, l’ha investito un camion. Siamo andati al funerale, in tanti di noi, una decina credo. C’era ovviamente tutto il paese, i momenti strazianti non sono mancati. Sono stato un po’ in chiesa, poi il prete ha iniziato a parlare, ha fatto il discorso, ricordava il giovane scomparso. A quel punto sono uscito, non ho retto. Un’ora di cerimonia, parole da copione del prete che quel ragazzo non l’aveva probabilmente mai visto, canti da chiesa, rituali da messa da funerale, un sacco di questa roba per arrivare all’unico momento significativo, quando, probabilmente su richiesta degli amici, il coro della chiesa ha intonato una ballata rock recente, sicuramente significativa per il ragazzo. Toccante, vero, nonostante il contesto.

Stasera sono andato nel posto dove c’era la “serata” del 25 aprile, qui a Milano. Palco di fronte al Cimitero Maggiore e festa in Torchiera. Arrivo da solo, sul tardi. La prima cosa che sento è qualcuno che dal palco dove suonavano prende per il culo Calderoli. Mi aggiro per qualche minuto in mezzo a un mare di gente, dopo poco a conclusione del concerto dal palco parte il gran finale: suonano Bella Ciao. La marea balla felice, canta, è coinvolta. E’ lo sfogo finale della giornata. La mia serata era stata piacevole, rilassante: iniziata presto al parco, proseguita a cena con amici. Nonostante ciò, In un attimo il mio umore crolla, mi allontano. Non riesco però a evitare di entrare in Torchiera, prima, nè riesco a contenere i pensieri e dalle parole non dette di alcuni cui faccio questo discorso, l’idea che io stia venendo silenziosamente accusato di filo fascismo, superficialità e ignoranza si crea decisa.

Una volta, avrò avuto al massimo diciotto anni, ho visto mio nonno piangere. Che mi ricordi, è stata l’unica volta. Non piangeva un po’, piangeva tanto, singhiozzava. Lui aveva già passato i settanta da un pezzo, di testa un po’ era già andato ma sostanzialmente ci stava ancora. Eravamo a tavola a pranzo con tutta la famiglia e non so perchè aveva estratto un vecchio libro che parlava della Russia, della campagna in Russia. Stava leggendo un passaggio, ci teneva a leggercelo, non ricordo di cosa parlasse ma a un tratto partiva una poesia di pochi versi. Era una poesia russa e la leggeva, non sapeva il russo ma sapeva leggerla. Era una canzone anzi, la canticchiava e subito quando ha iniziato, il pianto. Non poteva contenerlo nè certamente ci ha provato, era così e basta, e andava avanti a leggere, e piangeva, e cantava la canzone russa e probabilmente non conosceva nemmeno il significato delle parole, nè il senso generale. La aveva sentità là credo, se la ricordava, tutto riemergeva.

Ora sono a casa. Credo di essere stato un po’ scortese con qualcuno. A fine serata un paio di gruppi di persone parlavano di destra, di sinistra. Di niente.

Che discorso snob, eh?

Una risposta a “Non sempre può essere una serata sì.

  1. RuMiKa maggio 15, 2008 alle 4:37 pm

    Al funerale era “Good riddance” dei Green Day. Uno strazio, ma non per l’interpretazione, che in sé era anche tenera perché cantata da un’amica chiaramente commossa, ma per “tutto”.

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