Il Blog del Della (2005 – 2010)

Libertà di espressione e collaborazione, dall'Open Source al Social Networking. Pensieri e informazione da Daniele Dellafiore.

Archivi Mensili: aprile 2009

Rete di servizi e Post Google Era – parte 1

E’ da un paio di mesi che mi girano in testa questi due concetti e contemporaneamente mi capita sempre piu’ spesso che una ricerca, infruttuosa su Google, risulti vincente al primo colpo su Twitter.

Quando capita? Semplice, capita quando si sta cercando una notizia recente. Certo, c’e’ Google News ma non e’ la stessa cosa. Il messaggio breve su Twitter e’ piu’ semplice all’approccio di un blog quindi molti di piu’ ci scrivono e semrpe piu’ notizie si diffondono sempre piu’ rapidamente.  Semplice tanto cosi’.

Sto quindi tenendo d’occhio alcuni servizi di ricerca basati su twitter, tra cui alcuni che permettono ricerche sui link inviati su twitter, che promettono di offrire una rappresentazione molto aggiornata di cio’ che interessa la gente nel presente, meglio di un qualsiasi algoritmo di ranking. E’ quasi come fare direttamente ricerche sui trend piuttosto che sul consolidato. Spesso un articolo fresco vale piu’ di una decina obsoleti, su cui non si farebbe altro che perdere tempo studiando qualcosa di superato.

La forza di un sistema come Twitter sta nell’essere un’istantanea del presente, di quello di cui sta parlando la gente in quel giorno, ora o persino il minuto mentre Google e’ per sua natura una maniera per ricercare lo “scibilie” piu’ consolidato e per quanto a volte i risultati piu’ nuovi risultino prominenti, la realta’ e’ che spesso si ha la sensazione di trovare notizie, guide o informazioni vecchie.

Non e’ una sensazione: e’ la realta’.  Vecchie di qualche anno, si’, cioe’ giovani da un certo punto di vista ma il fatto e’ che in tantissimi ambiti, non certamente solo quello delle news, un articolo di tre anni fa e’ preistoria.

Ironia della sorte, proprio Google e’ stato il cuore pulsante della rete dell’ultimo decennio, la azienda piu’ nota e vincente, il simbolo piu’ simbolo di tutti. Google ha fornito accesso all’informazione in maniera sconosciuta a chiunque solo dieci anni fa e questo ha favorito un genere di crescita altrettanto nuovo. Crescita sociale, crescita individuale: chi ha imparato ad usarlo ha la possibilita’ oggi di accedere costantemente a informazioni che rendono il raggiungere un obiettivo infinitamente piu’ rapido.

Google piu’ di qualunque altra cosa ci ha dato una consistente fetta della velocita’ con cui ragioniamo e procediamo oggi e proprio questa velocita’ oggi lo rende obsoleto per tutta una serie di esigenze oramai sempre piu’ diffuse, sotto gli occhi di molti e presto pervasive, necessarie per tutti, senza che la maggior parte nemmeno arrivi ad accorgersi del cambiamento. Useranno la ricerca “su Twitter” e sara’ naturale farlo.

Ma la faccenda e’ potenzialmetne molto piu’ grande anche di questo e mio tempo per oggi e’ scaduto, quindi arrivederci alla terza puntata (qui il prequel), in cui magari spieghero’ anche un poco il titolo “altisonante”

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FriendFeed e Twitter nel 2009

Come seguire l’informazione in Rete? Come promesso tempo fa, voglio parlare a chi e’ affascinato dalla possibilita’ di seguire eventi, conoscere persone che dicono cose che lo interessano e soprattutto, ricevere informazione attraverso la Rete e non attraverso i media piu’ classici. Alcuni sanno come fare, per altri e’ un grande mistero.  Ecco una visione attuale dei due principali servizi in tema di quelli semplici, immediati e, sorpattutto uno, destinato ad essere la piu’ grossa “social bomba” in Italia nel prossimo anno.

FriendFeed sembra evolversi, almeno nel mio network di persone, verso una versione moderna dei forum tematici, con la discussione che si spande a macchia d’olio attraverso i contatti, prescinde dal tema e offre una estrema semplicita’ di integrazione di altri servizi Web. Twitter si prepara a sbancare nel mercato del marketing, customer support, notizie e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Per FriendFeed non prevedo molto altro mentre Twitter, o per lo meno il modello Twitter, avra’ a mio dire un ruolo centrale e un’impatto epocale nel prossimo lustro in Rete.

friendfeed-snapshot.png

Non so piu’ quando mi sono iscritto a Twitter mentre ricordo di avere iniziato con FriendFeed nel periodo di beta privata gia’ alla fine del 2007. Raccogliere lo stream di azioni, le impronte che lasciamo sul Web e’ contemporaneamente semplice e potente e viene rapidamente percepito dagli utenti. FriendFeed e’ stato piu’ infatti rapidamente infestato da persone a me prossime, a mio modo di vedere complice soprattutto  l’idea dei “commenti”.

Si segue piu’ o meno come un Twitter ma la possibilita’ di fare i commenti e di marcare con un “I Like” sono risultati vincenti per far emergere discussioni e per far saltare all’occhio gli “input” piu’ rilevanti. I messaggi arrivavano dall’esterno spesso: una foto su flickr o un video su youtube, lo status di facebook o di Twitter che cambia, un link segnalato come interessante, un post su un blog o appunto un semplice commento a uno qualsiasi di questi messaggi. Gli “I Like” e i commenti sono un’idea talmente buona che nell’ultimo anno Facebook si e’ affrettato a copiarli aggiungerli, modificando l’orrenda comunicazione wall to wall del Facebook degli esordi.

mytwitter.png


Cosa sta diventando invece Twitter?
Anche qui ci sono scambi e piccole discussioni ma meno facilmente tracciabili. Tipicamente si leggono i “twit” come si legge lo stato di Facebook solo in un posto piu’ ordinato e con meno rumore.  Twitter e’ soprattutto diventato  il posto degli annunci brevi, di qualsiasi genere: dal semplice status di una persona all’annuncio di una novita’ su un qualche sito (nuovo post su un blog) fino a venire usato come vero e proprio strumento di marketing sia aziendale che personale, o ancora di customer support e per ipnotici esperimenti tipo twistori.

Il meccanismo funziona perche’ e’ rapido e trasparente,  e’ sufficientemente breve perche’ non infastidisca, al limite si scorre la pagina. Su Friendfeed e Twitter vale il “non si legge tutto per forza”. Si scorre e qualcosa resta, il resto passa  pazienza, tanto e’ inevitabile e se la notizia e’ davvero importante, prima o poi sara’ lei a raggiungere noi.

L’idea dei 140 caratteri e’ vincente al pari di quella di portare gli utenti a presentarsi con nome e cognome reali su Facebook.
E’ un  messaggio per natura piu’ informativo del subject di una email pur restando sostanzialmente ugualmente rapido da leggere e permette una piu’ accurata selezione di cosa approfondire. La recente abitudine  di inserire dei #tag su cui si sviluppano altri servizi come tagalus, cosnente poi di tracciare discussion tematiche, uscendo dal proprio network per poi allargarlo.

Cosi’ facendo possiamo sentire quello di cui parla molta piu’ gente, restare piu’ informati, con meno fatica.

Ora, che vi convinca o meno tutto questo discorso, restano alcuni fatti: un +1300% di utenti negli ultimi 12 mesi per Twitter, senza contare una innumerevole quantita’ di applicazioni a supporto e altre pronte ad usarlo per sfturrarne le caratteristiche piu’ avanzate: tracking dei trend, ricerca, collaborazione, supporto clienti e quant’altro e un numero spaventoso di “imitazioni” che applicano il modello twitter alla musica, al business two business, al lavoro… Tutti servizi che come Twitter svolgono una sola funzione e tentano di farla bene, approccio opposto ai “Facebook” che si propongono come mastodonti mainstream pronti a offrire tutto in un pacchetto completo.

Il discorso “Twitter” sul medio-lungo periodo meritera’ un articolo a parte in quanto per vaneggiare di “post google era”, serve spazio e concentrazione.

E' Pasqua, mangiamo l'agnello.

Incuriosito dal resoconto di Travaglio sul terremoto e in particolare dalla questione dell’ospedale di l’Aquila, ho deciso di fare qualche ricerca riguardo i nomi che travaglio cita all’inizio come la impresa costruttrice responsabile. Mentre Travaglio si concentra piu’ sulla persona di Pesenti e sula Calcestruzzi, io ho fatto qualche ricerca sulla Impregilo, oggi la piu’ grande societa’ di costruzioni italiana

Fino al 1994 e’ una societa da oltre 500 miliardi di lire di fatturato che opera solo fuori dalla CEE. Quell’anno viene utilizzata per una fusione: confluiscono al suo interno Cogefar Impresit (gia’ fusione di Fiat Impresit e Cogefar,), una controllata al 100% dal gruppo FIAT, e altre due societa’ (GIrola e LOdigiani).

Anno domini 2009, dice Wikipedia, “Impregilo è quotata alla borsa di Milano. Possiede un capitale sociale di 716 milioni di euro, un portafoglio ordini superiore ai 13 miliardi di euro e oltre 10 000 dipendenti.”

Si legge che dalla fine del 2005 il 30% del capitale sociale e’ di Igli SpA. Chi? Una societa’ “ponte” divisa in tre parti uguali: Societa’ Ausotrade, (Benetton), Immobiliare Lombarda (Ligresti) e Argo Finanziaria (Gavio). Casualmente, inoltre:

Nell’ottobre 2005, Impregilo, a capogruppo di una cordata di aziende internazionali, si aggiudicò la gara internazionale per la realizzazione del ponte sullo stretto

Insomma Impregilo e’ oggi controllata da quella cordata di soliti noti. Il resto degli azionisti e’ di netta minoranza. E’ facile in Rete scoprire i legami tra la Impregilo moderna e vari scandali alcuni dei quali sono anche citati da Travaglio in quel filmato: monnezza a Napoli, alta velocita’ e molto altro.

Noi, invece, torniamo un attimo agli anni 80.

Fiat Impresit nel 1987 costituiva la Effepi Finanza e Progetti con il Banco di Napoli, societa’ che andra’ ad operare “nel campo della progettazione delle opere pubbliche nel Mezzogiorno per fornire assistenza finanziaria ed organizzativa”. Non mi spreco in ulteriori commenti. Di li’ a un paio di anni sarebbe cresciuto nel gruppo Fiat l’interesse per la Cogefar con cui si sarebbe fusa di li’ a poco. Al momento poi della fusione/trasformazione in Impregilo del 1994, la Fiat controlla al 100% Fiat Impresit che controlla al 100% Cogefar.

Fusione fatta, tutti contenti. Gia’. Il 1994. Bei tempi no? Cosa accadeva in quegli anni?

Tanto per dirne una in fretta: correva il 7 maggio 1992 quanto Maurizio Prada, all’epoca cassiere DC (cassiere, si’, quello che incassa), rivela che “Iveco, Fiat Ferroviaria e Cogefar Impresit pagavano tangenti ai partiti,” nel corso dell’inchista passata alla storia come Mani Pulite.

Prada ricorda, in particolare, che l’azienda torinese aveva pagato tangenti per ottenere l’appalto della terza linea del metrò milanese (1,8 miliardi), per il passante ferroviario (1,2 miliardi) e per la costruzione di un parcheggio (55).

Le dichiarazioni di Prada sui versamenti periodici ai partiti acquisiscono un particolare valore perché vengono confermate lo stesso 6 maggio da Radaelli, consigliere socialista dell’Atm, e, pochi giorni dopo, dall’esponente del Pds Luigi Carnevale.

E cosi’ via. Senza stare a rivangare tutta la vicenda di Mani Pulite, mi limito a far notare come appena finito il casino ’92-’94, la sporchissima Cogefar (di Fiat) confluisce in un’azienda “nuova”, Impregilo, facendo acquisizioni cambiando cosi’ volto per presentarsi fresca e pimpante in spiaggia, pronta a cavalcarfe l’onda della Seconda Repubblica e i suoi nuovi protagonisti. Si arrivera’ cosi’ agli scandali “moderni” e ai due prossimi grandi numeri: il Ponte sullo stretto e la Diga di Hasankayf

Possiamo stare tranquilli pero’, c’e’ chi veglia su di noi:

“Ci sono state vendite anche su Impregilo (-1,61%): il mercato teme che il Governo possa rallentare gli investimenti nelle grandi opere per far fronte al dramma che ha colpito l’Abruzzo. A riguardo il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in una conferenza stampa a L’Aquila ha ribadito che il Ponte sullo Stretto di Messina rimane un’opera prioritaria e che non c’è alcun ripensamento sulla sua realizzazione.”

E’ tutto? No. Scavare nel passato rende la cosa ancora piu’ divertente. Impregilo viene fondata negli anni 50. Abbiamo detto che fino alla fusione del 94, impregilo lavorava solo in paesi fuori dalla CEE. Quali grandi opere sono state realizzate in quei 40 anni di attivita’ nel resto del pianeta?

Già fra il 1976 e il 1982 Impregilo (allora Impresit-Cogefar) partecipò alla costruzione della diga Chixoy in Guatemala, un progetto il cui costo finale di 800 milioni di dollari si rivelò del 300% superiore alle previsioni e determinò un’espansione del debito pubblico del paese centroamericano nell’ordine del 45% del suo intero ammontare. I finanziamenti provennero dalle casse della Banca Mondiale e della Banca Interamericana di Sviluppo. Gli abitanti dei territori interessati dal progetto furono costretti al trasferimento coatto e di fronte alla loro riluttanza ad abbandonare le proprie terre e le proprie case si scatenò una campagna di terrore durante la quale vennero trucidate oltre 400 persone.

Non sara’ difficile confermare in rete la veridicita’ di quel passaggio. Lascio a chi desidera il resto della storia di Impregilo.

Non stupisce dunque la scelta di Fiat, nel 1994, per la societa’ in cui far confluire la splendida Cogefar. Una societa’ sua simile che pero’ operava al di fuori dall’italia ed era rimasta quindi al di fuori degli scandali di Tangentopoli.

Cosi’,  dopo 50 anni di questa roba, nel 2005 finalmente nel CDA del Ponte sullo Stretto sale Francesco Paolo Mattioli, ex direttore finanziario della Fiat e Presidente di Cogefar, imputato nel ’93 per 38 miliardi di lire di tangenti. Reato caduto in prescrizione nel 1999.

httpv://www.youtube.com/watch?v=sTUIHK7gHRE

E’ Pasqua, mangiamo l’agnello.

Incuriosito dal resoconto di Travaglio sul terremoto e in particolare dalla questione dell’ospedale di l’Aquila, ho deciso di fare qualche ricerca riguardo i nomi che travaglio cita all’inizio come la impresa costruttrice responsabile. Mentre Travaglio si concentra piu’ sulla persona di Pesenti e sula Calcestruzzi, io ho fatto qualche ricerca sulla Impregilo, oggi la piu’ grande societa’ di costruzioni italiana

Fino al 1994 e’ una societa da oltre 500 miliardi di lire di fatturato che opera solo fuori dalla CEE. Quell’anno viene utilizzata per una fusione: confluiscono al suo interno Cogefar Impresit (gia’ fusione di Fiat Impresit e Cogefar,), una controllata al 100% dal gruppo FIAT, e altre due societa’ (GIrola e LOdigiani).

Anno domini 2009, dice Wikipedia, “Impregilo è quotata alla borsa di Milano. Possiede un capitale sociale di 716 milioni di euro, un portafoglio ordini superiore ai 13 miliardi di euro e oltre 10 000 dipendenti.”

Si legge che dalla fine del 2005 il 30% del capitale sociale e’ di Igli SpA. Chi? Una societa’ “ponte” divisa in tre parti uguali: Societa’ Ausotrade, (Benetton), Immobiliare Lombarda (Ligresti) e Argo Finanziaria (Gavio). Casualmente, inoltre:

Nell’ottobre 2005, Impregilo, a capogruppo di una cordata di aziende internazionali, si aggiudicò la gara internazionale per la realizzazione del ponte sullo stretto

Insomma Impregilo e’ oggi controllata da quella cordata di soliti noti. Il resto degli azionisti e’ di netta minoranza. E’ facile in Rete scoprire i legami tra la Impregilo moderna e vari scandali alcuni dei quali sono anche citati da Travaglio in quel filmato: monnezza a Napoli, alta velocita’ e molto altro.

Noi, invece, torniamo un attimo agli anni 80.

Fiat Impresit nel 1987 costituiva la Effepi Finanza e Progetti con il Banco di Napoli, societa’ che andra’ ad operare “nel campo della progettazione delle opere pubbliche nel Mezzogiorno per fornire assistenza finanziaria ed organizzativa”. Non mi spreco in ulteriori commenti. Di li’ a un paio di anni sarebbe cresciuto nel gruppo Fiat l’interesse per la Cogefar con cui si sarebbe fusa di li’ a poco. Al momento poi della fusione/trasformazione in Impregilo del 1994, la Fiat controlla al 100% Fiat Impresit che controlla al 100% Cogefar.

Fusione fatta, tutti contenti. Gia’. Il 1994. Bei tempi no? Cosa accadeva in quegli anni?

Tanto per dirne una in fretta: correva il 7 maggio 1992 quanto Maurizio Prada, all’epoca cassiere DC (cassiere, si’, quello che incassa), rivela che “Iveco, Fiat Ferroviaria e Cogefar Impresit pagavano tangenti ai partiti,” nel corso dell’inchista passata alla storia come Mani Pulite.

Prada ricorda, in particolare, che l’azienda torinese aveva pagato tangenti per ottenere l’appalto della terza linea del metrò milanese (1,8 miliardi), per il passante ferroviario (1,2 miliardi) e per la costruzione di un parcheggio (55).

Le dichiarazioni di Prada sui versamenti periodici ai partiti acquisiscono un particolare valore perché vengono confermate lo stesso 6 maggio da Radaelli, consigliere socialista dell’Atm, e, pochi giorni dopo, dall’esponente del Pds Luigi Carnevale.

E cosi’ via. Senza stare a rivangare tutta la vicenda di Mani Pulite, mi limito a far notare come appena finito il casino ’92-’94, la sporchissima Cogefar (di Fiat) confluisce in un’azienda “nuova”, Impregilo, facendo acquisizioni cambiando cosi’ volto per presentarsi fresca e pimpante in spiaggia, pronta a cavalcarfe l’onda della Seconda Repubblica e i suoi nuovi protagonisti. Si arrivera’ cosi’ agli scandali “moderni” e ai due prossimi grandi numeri: il Ponte sullo stretto e la Diga di Hasankayf

Possiamo stare tranquilli pero’, c’e’ chi veglia su di noi:

“Ci sono state vendite anche su Impregilo (-1,61%): il mercato teme che il Governo possa rallentare gli investimenti nelle grandi opere per far fronte al dramma che ha colpito l’Abruzzo. A riguardo il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in una conferenza stampa a L’Aquila ha ribadito che il Ponte sullo Stretto di Messina rimane un’opera prioritaria e che non c’è alcun ripensamento sulla sua realizzazione.”

E’ tutto? No. Scavare nel passato rende la cosa ancora piu’ divertente. Impregilo viene fondata negli anni 50. Abbiamo detto che fino alla fusione del 94, impregilo lavorava solo in paesi fuori dalla CEE. Quali grandi opere sono state realizzate in quei 40 anni di attivita’ nel resto del pianeta?

Già fra il 1976 e il 1982 Impregilo (allora Impresit-Cogefar) partecipò alla costruzione della diga Chixoy in Guatemala, un progetto il cui costo finale di 800 milioni di dollari si rivelò del 300% superiore alle previsioni e determinò un’espansione del debito pubblico del paese centroamericano nell’ordine del 45% del suo intero ammontare. I finanziamenti provennero dalle casse della Banca Mondiale e della Banca Interamericana di Sviluppo. Gli abitanti dei territori interessati dal progetto furono costretti al trasferimento coatto e di fronte alla loro riluttanza ad abbandonare le proprie terre e le proprie case si scatenò una campagna di terrore durante la quale vennero trucidate oltre 400 persone.

Non sara’ difficile confermare in rete la veridicita’ di quel passaggio. Lascio a chi desidera il resto della storia di Impregilo.

Non stupisce dunque la scelta di Fiat, nel 1994, per la societa’ in cui far confluire la splendida Cogefar. Una societa’ sua simile che pero’ operava al di fuori dall’italia ed era rimasta quindi al di fuori degli scandali di Tangentopoli.

Cosi’,  dopo 50 anni di questa roba, nel 2005 finalmente nel CDA del Ponte sullo Stretto sale Francesco Paolo Mattioli, ex direttore finanziario della Fiat e Presidente di Cogefar, imputato nel ’93 per 38 miliardi di lire di tangenti. Reato caduto in prescrizione nel 1999.

httpv://www.youtube.com/watch?v=sTUIHK7gHRE