Il Blog del Della (2005 – 2010)

Libertà di espressione e collaborazione, dall'Open Source al Social Networking. Pensieri e informazione da Daniele Dellafiore.

Archivi Mensili: luglio 2009

Suddenly, the question

“Who are you?”

“I am the man that drinks alone at the bar.”

“Sounds just like a pose, is it not?”

“It is not.”

“It’s kinda weird, you like to be alone? Don’t you get bored?”

“Bored? Oh no.”

“What do you do if you don’t read or something.. do you just stay there thinking while you drinking?”

“I do not usually do much thinking in these moments. Actually, what I do is more to feel than to think. I feel myself and the atmosphere and the people around me. I just enjoy the staying for a while.”

“And then?”

“Sometimes is just that. Other times, it happens that you know someone new.”

“Ah, so you think is a good way to meet new people?”

“There’s more in than that. Every part has value. Feeling the atmosphere, the drinking, the relax, and, of course, the people that sometime you know. But there is a single thing that now I value more than any other. A single moment that make the whole worth a lot more: those few seconds when something happens, and then you have just met someone else.

I ended up loving that moment. Sometime you just meet a look, or someone else wanted to get in touch with you. Sometime is just a coincidence like sneezing at the same time but whatever happens, in that moment you get the connection and you can clearly feel it and eventually, when you will think back on that night, you can believe that that single moment contains all the things that happened lately.

I can remember many of those, more clearly than anything else in the same night.
I love it because it all happens in that precise time. In that moment, when you are not alone anymore.

Till the next time.”

Dellaviv

Ciao, mi chiamo Daniele, ho quasi trentadue anni. Nella mia vita non ho desideri ne’ obiettivi, solo progetti.

Prima di partire da Milano, piu’ di dieci giorni fa, pensavo che avrei scritto un post riguardo questa partenza. Se da un lato e’ un pezzo di vita come un altro solo trascorso in un posto diverso, per tanti motivi era un po’ una partenza simbolica. Soprattutto perche’ a me piacciono gli eventi simbolici.

Invece non lo ho scritto. Poteva essere acido, parto senza guardarmi alle spalle, oppure riflessivo, o anche verso la fine un po’ malinconico. Niente. Avrei voluto iniziarlo magari con una bella citazione di Tod A. tipo

Now, buy me a drink and I’ll tell you all a story
About a bastard who traded in treasure for glory

Invece no. Invece oggi tornando dalla prima corsa in spiaggia, mi e’ sembrato evidente che no, non era cosi’ come mi sembrava e per questo non ho scritto nulla. Bensi’ e’ come ho scritto all’inizio. Ho trascorso tutta la parte di vita di cui ho attualmente coscienza per non essere uno di quelli li’, che secondo me non fanno niente. Per fare qualcosa e farlo in un certo modo.

Cosi’ mi sono ritrovato a poter venire a Tel Aviv un mese e mezzo in un periodo cosi’ negativo per tutti, con attorno a me quel malessere diffuso palpabile. Cosi’, mentre altri si lamentano tutti assieme, io sto bene tutto da solo.

Mi chiamo Daniele, ho quasi trentadue anni. Nella mia vita non ho piu’ desideri ne’ obiettivi, solo progetti.

Well the treasure was true love, the bastard he was me

Gratis? No, grazie.

Qualche anno fa ricordo che per un periodo durante alcune conversazioni tiravo in ballo l’argomento della pubblicita’, di quanto dannosa fosse diventata e soprattutto della mia proposta un po’ drastica: proibirla. Niente piu’ advertising, niente piu’ spot tv, pubblicita’ sulle riviste, mega cartelloni in bella vista nelle citta’. Niente. Certo ognuno poteva tenersi la propria vetrina, il proprio sito, e scriverci sopra quel che voleva. La Nike di turno poteva continuare a girare il suo spot, per carita’, son spesso belli, ma avrebbe dovuto distribuirlo solo attraverso canali proprietari, vale a dire, il suo sito web e i suoi negozi. Non pero’ nei generici negozi di sport.

Alla base di questa idea c’e’ questo fondamentale pensiero: la pubblicita’ produce un forte squilibrio e rende molto difficile per le persone essere in grado di valutare in maniera efficace cosa comprare. Unendo questo alla convinzione che il grosso della nostra azione politica, vale a dire il nostro potere di influenzare la societa’, sta nel dove mettiamo i nostri soldi molto piu’ che dove mettiamo la nostra crocetta… ecco che il cerchio si chiude.

Il popolo compra esattamente come vota: il prodotto con il cartellone piu’ grosso. Chi ha il potere di influenzare questa scelta, ovvero i soldi per comparre i cartelloni piu’ grossi, vince. Semplice tanto cosi’. Ora, siccome e’ irragionevole pensare che chi ha un tale potere decida di privarsene, si deve agire dal basso. Come? Smettendola di essere ipocriti.

Ipocrisia e’ credere che un simile stato delle cose sia ingiusto prendersela con chi ha quel potere mentre le persone con cui dovremmo prendercela siamo noi stessi. Chi piu’ chi meno, tutti commettiamo “sbagli” in questo senso. Sono figli della pigrizia e delle cattive abitudini, nel migliore dei casi. Figli della mediocrita’ o meglio di quella che io chiamo “conforto della e nella mediocrita’”, nel peggiore.

Guardare un telegiornale. Comparre un giornale. Guardare la partita di calcio. E poi lamentarsi delle stesse cose senza accorgersi che si e’ appena contribuito ad alimentare il motore che muove il meccanismo. Comprare il detersivo/pasta/olio ancora sempre nello stesso posto senza mai essersi fermati a chiedersi “ma perche’ sto comprando questo prodotto mediocre qui? Sara’ poi vero che e’ il piu’ *conveniente*”? Cosa vorra’ mai dire poi conveniente?

La pubblicita’ ci ha permesso di avere tante cose gratis. Spesso si dice che la pubblicita’ paga anche per gli utenti. Da qualche parte pero’, alla fine, qualcuno paga e l’illusione che non siamo noi a farlo e’ tale perche’ solo in quel dato momento non tiriamo fuori il portafogli. Si fa un gran parlare ad esempio del fatto che i servizi in rete dovrebbero essere gratuiti e infatti quelli gratuitio hanno molto successo. Ma quale e’ e soprattutto quale sara’ il prezzo di questa convinzione per cui qualcuno addirittura combatte?

Cosi’ come la TV commerciale nacque gratuita, sopravvivendo  grazie agli introiti pubblicitari, pagati dalle aziende produttrici di beni e servizi che poi, per far quadrare i conti, giustamente, ricaricanno sul prezzo finale e quindi ecco che il secondo cerchio si chiude. Storia vecchia eppure sembra che non si sia imparata quando vedo e sento gente sostenere che “dovrebbero essere gratis”.

Gratis e’ una delle parole piu’ dannose del ventesimo secolo e si contrappone all’altro significato di free, libero, come l’acqua con il fuoco. Si basa su un fondamentale e assurdo assunto che va contro i fondamenti della fisica e quindi anche quelli sociali ed economici, cioe’ che si puo’ produrre qualcosa senza distruggere niente altro. Mi pare che qualcuno abbia qualcosa da ridire a riguardo, ma non approfondiro’ con noiosi excursus.

Io non voglio le cose gratis, voglio pagare i servizi e i beni che compro il loro giusto prezzo, cioe’ quello che e’ costato produrlo e distribuirlo, non quello che costa sponsorizzarlo anche perche’ poi a questo di scorso ne affianco uno piu’ banale ma a mio dire altrettanto importante assunto: non e’ necessario promuovere cio’ che e’ buono: si vendera’ da solo.

Se l’uiltima affermazione ti ha fatto storcere il naso, prova a riconsiderarla in una realta’ dove il rumore pubblicitario non e’ quello attuale, bensi’ zero. Una realta’ in cui la diffusione non e’ viziata dalla regola del piu’ ricco. Qualcosa cambia, io credo non di poco.

Non commettiamo lo stesso errore del passato. Rifiutiamo tutto quanto e’ figlio delle grosse campagne pubblicitarie e iniziamo a pagare i servizi che si promuovono in maniera alternativa: una radio online, un produttore che spedisce direttamente cibo a casa tua senza appoggiarsi a grosse catene, dei prodotti per la casa di cui magari non abbiamo mai visto lo spiritoso spot in TV.

Nella mia vita riesco a essere coerente con questo discorso solo in parte, naturalmente, e non credo che nessuno da un giorno all’altro possa spostare tutto il suo modo di vivere. E’ un processo da affrontare con calma consapevole, un passo alla volta. Lenti, magari, ma inesorabili. Le mie azioni in questa direzione sono in continuo aumento da anni e sono sempre piu’ ricettivo a novita’. Accetto suggerimenti 🙂