Il Blog del Della (2005 – 2010)

Libertà di espressione e collaborazione, dall'Open Source al Social Networking. Pensieri e informazione da Daniele Dellafiore.

Gratis? No, grazie.

Qualche anno fa ricordo che per un periodo durante alcune conversazioni tiravo in ballo l’argomento della pubblicita’, di quanto dannosa fosse diventata e soprattutto della mia proposta un po’ drastica: proibirla. Niente piu’ advertising, niente piu’ spot tv, pubblicita’ sulle riviste, mega cartelloni in bella vista nelle citta’. Niente. Certo ognuno poteva tenersi la propria vetrina, il proprio sito, e scriverci sopra quel che voleva. La Nike di turno poteva continuare a girare il suo spot, per carita’, son spesso belli, ma avrebbe dovuto distribuirlo solo attraverso canali proprietari, vale a dire, il suo sito web e i suoi negozi. Non pero’ nei generici negozi di sport.

Alla base di questa idea c’e’ questo fondamentale pensiero: la pubblicita’ produce un forte squilibrio e rende molto difficile per le persone essere in grado di valutare in maniera efficace cosa comprare. Unendo questo alla convinzione che il grosso della nostra azione politica, vale a dire il nostro potere di influenzare la societa’, sta nel dove mettiamo i nostri soldi molto piu’ che dove mettiamo la nostra crocetta… ecco che il cerchio si chiude.

Il popolo compra esattamente come vota: il prodotto con il cartellone piu’ grosso. Chi ha il potere di influenzare questa scelta, ovvero i soldi per comparre i cartelloni piu’ grossi, vince. Semplice tanto cosi’. Ora, siccome e’ irragionevole pensare che chi ha un tale potere decida di privarsene, si deve agire dal basso. Come? Smettendola di essere ipocriti.

Ipocrisia e’ credere che un simile stato delle cose sia ingiusto prendersela con chi ha quel potere mentre le persone con cui dovremmo prendercela siamo noi stessi. Chi piu’ chi meno, tutti commettiamo “sbagli” in questo senso. Sono figli della pigrizia e delle cattive abitudini, nel migliore dei casi. Figli della mediocrita’ o meglio di quella che io chiamo “conforto della e nella mediocrita’”, nel peggiore.

Guardare un telegiornale. Comparre un giornale. Guardare la partita di calcio. E poi lamentarsi delle stesse cose senza accorgersi che si e’ appena contribuito ad alimentare il motore che muove il meccanismo. Comprare il detersivo/pasta/olio ancora sempre nello stesso posto senza mai essersi fermati a chiedersi “ma perche’ sto comprando questo prodotto mediocre qui? Sara’ poi vero che e’ il piu’ *conveniente*”? Cosa vorra’ mai dire poi conveniente?

La pubblicita’ ci ha permesso di avere tante cose gratis. Spesso si dice che la pubblicita’ paga anche per gli utenti. Da qualche parte pero’, alla fine, qualcuno paga e l’illusione che non siamo noi a farlo e’ tale perche’ solo in quel dato momento non tiriamo fuori il portafogli. Si fa un gran parlare ad esempio del fatto che i servizi in rete dovrebbero essere gratuiti e infatti quelli gratuitio hanno molto successo. Ma quale e’ e soprattutto quale sara’ il prezzo di questa convinzione per cui qualcuno addirittura combatte?

Cosi’ come la TV commerciale nacque gratuita, sopravvivendo  grazie agli introiti pubblicitari, pagati dalle aziende produttrici di beni e servizi che poi, per far quadrare i conti, giustamente, ricaricanno sul prezzo finale e quindi ecco che il secondo cerchio si chiude. Storia vecchia eppure sembra che non si sia imparata quando vedo e sento gente sostenere che “dovrebbero essere gratis”.

Gratis e’ una delle parole piu’ dannose del ventesimo secolo e si contrappone all’altro significato di free, libero, come l’acqua con il fuoco. Si basa su un fondamentale e assurdo assunto che va contro i fondamenti della fisica e quindi anche quelli sociali ed economici, cioe’ che si puo’ produrre qualcosa senza distruggere niente altro. Mi pare che qualcuno abbia qualcosa da ridire a riguardo, ma non approfondiro’ con noiosi excursus.

Io non voglio le cose gratis, voglio pagare i servizi e i beni che compro il loro giusto prezzo, cioe’ quello che e’ costato produrlo e distribuirlo, non quello che costa sponsorizzarlo anche perche’ poi a questo di scorso ne affianco uno piu’ banale ma a mio dire altrettanto importante assunto: non e’ necessario promuovere cio’ che e’ buono: si vendera’ da solo.

Se l’uiltima affermazione ti ha fatto storcere il naso, prova a riconsiderarla in una realta’ dove il rumore pubblicitario non e’ quello attuale, bensi’ zero. Una realta’ in cui la diffusione non e’ viziata dalla regola del piu’ ricco. Qualcosa cambia, io credo non di poco.

Non commettiamo lo stesso errore del passato. Rifiutiamo tutto quanto e’ figlio delle grosse campagne pubblicitarie e iniziamo a pagare i servizi che si promuovono in maniera alternativa: una radio online, un produttore che spedisce direttamente cibo a casa tua senza appoggiarsi a grosse catene, dei prodotti per la casa di cui magari non abbiamo mai visto lo spiritoso spot in TV.

Nella mia vita riesco a essere coerente con questo discorso solo in parte, naturalmente, e non credo che nessuno da un giorno all’altro possa spostare tutto il suo modo di vivere. E’ un processo da affrontare con calma consapevole, un passo alla volta. Lenti, magari, ma inesorabili. Le mie azioni in questa direzione sono in continuo aumento da anni e sono sempre piu’ ricettivo a novita’. Accetto suggerimenti🙂

Una risposta a “Gratis? No, grazie.

  1. Lord Rotfl luglio 26, 2009 alle 7:22 am

    —> become negreo!!!

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