Il Blog del Della (2005 – 2010)

Libertà di espressione e collaborazione, dall'Open Source al Social Networking. Pensieri e informazione da Daniele Dellafiore.

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First, you copy. Then, you buy. Then… you win?

Lo so, l’articolo non e’ in tema con Dellaviv ma mi fara’ bene pensare ad altro per almeno il tempo dell’articolo. Inoltre l’occasione e’ ghiotta.

Iniziamo da lontano. Negli anni 90 c’era Geocities. Faceva schifo ma era un embrione di sito-community, tutti potevano avere la loro pagina, tutti potevano mettere il logo lavori in corso animato e addirittura uno splendido orologio digitale fatto in Flash. Faceva schifo ma erano gli anni 90 e tutti erano contenti.

Poi e’ arrivato MySpace che fa schifo e basta, ed ha avuto l’unico pregio di permettere a chiunque di mettere in bella mostra qualche sua canzone.

Ecco che quindi e’ arrivato Facebook che, indovinate un po’, all’inizio faceva pena. Non faceva schifo come MySpace anche se a un tratto il Wall iniziava pericolosamente a sembrare un obbrorbrio alla MySpace, ma era stupido forte. Il sistema iniziale di comunicazione wall to wall e’ stato probabilmente il peggior esempio di comunicazione mai apparso sulla Rete. Poi pero’ hanno comprato Mark Andresen e le cose si sono raddrizzate. Intendiamoci, e’ ancora un chiodo lentissimo e popolato per lo piu’ da giochi idioti ma non ci si puo’ fare nulla, e’ un aggeggio mainstream e avra’ sempre piu’ rumore di quanti filtri ci si possa inventare. Resta una colossale rubrica di contatti, punto.

Come si sono raddrizzate le cose in Facebook? Semplice, hanno iniziato a copiare qualcun altro, qualcuno che non ha avuto un paio di intuizioni geniali che invece Zuckerberg o qualcuno per lui ha avuto all’inizio (tipo abituare a inserire nome e cognome invece del nick), ma che era pero’ un bel po’ di spessore in piu’ e infatti hanno creato un servizio meno conosciuto ma comunque stra noto e che nei fatti ha definito le linee guida per la comunicazione su Web. Il Web in real time che Google e Facebook stanno continuamente cercando di copiare.Google direi quasi “disperatamente”. Be’, lo hanno inventato questi qui.

Cosi’ Facebook nell’ultimo anno ha iniziato sempre piu’ ad assomigliare a FriendFeed. Per essere precisi, Facebook ha quasi trasformato la sua Home in quella di FriendFeed: aggiornamenti in semi-real time, sistema di like eccetera. Quasi perche’ c’erano una serie di limiti intrinseci di Facebook, non ultimo il suo essere un chiodo, che non gli hanno permesso e non gli permetteranno mai di diventare semplici, rapidi ed eleganti come il serivio fondato dai quattro tizi (a destra) nella foto. E ora Zuck, il tizio a sinistra, dopo averli copiati, li ha comprati.

Che dire. Il popolo di FriendFeed ha reagito malissimo alla notizia. Personalmente, non posso dire di essere contento ma da un lato forse era inevitabile, dall’altro non  credo che ci sara’ qualcosa come una fusione dei due servizi e men che meno funzionalita’ di Facebook andranno mai a sporcare FriendFeed, nonostante gia’ si faccia ironia su questa eventualita’. Piu’ probabile e’ che  tutto vada  avanti come prima, si fara’ evolvere ancora Facebook nella direzione di FriendFeed il quale continuera’ comunque ad essere un paio di passi avanti, il campo di prova per le novita’, testato su un gruppo di utenti piu’ ristretto ma molto piu’ tech savy. In sostanza, cambia solo chi paga lo stipendio a quei tizi e che a copiare le cose da FF a Facebook saranno piu’ direttamente quelli che le hanno ideate la prima volta.

La speranza insomma  e’ che FriendFeed resti lo stesso e Facebook migliori, come ha indubbiamente fatto dopo l’arrivo di Andresen, anche dopo l’introduzione di questi signori.

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Rete di servizi e Post Google Era – parte 1

E’ da un paio di mesi che mi girano in testa questi due concetti e contemporaneamente mi capita sempre piu’ spesso che una ricerca, infruttuosa su Google, risulti vincente al primo colpo su Twitter.

Quando capita? Semplice, capita quando si sta cercando una notizia recente. Certo, c’e’ Google News ma non e’ la stessa cosa. Il messaggio breve su Twitter e’ piu’ semplice all’approccio di un blog quindi molti di piu’ ci scrivono e semrpe piu’ notizie si diffondono sempre piu’ rapidamente.  Semplice tanto cosi’.

Sto quindi tenendo d’occhio alcuni servizi di ricerca basati su twitter, tra cui alcuni che permettono ricerche sui link inviati su twitter, che promettono di offrire una rappresentazione molto aggiornata di cio’ che interessa la gente nel presente, meglio di un qualsiasi algoritmo di ranking. E’ quasi come fare direttamente ricerche sui trend piuttosto che sul consolidato. Spesso un articolo fresco vale piu’ di una decina obsoleti, su cui non si farebbe altro che perdere tempo studiando qualcosa di superato.

La forza di un sistema come Twitter sta nell’essere un’istantanea del presente, di quello di cui sta parlando la gente in quel giorno, ora o persino il minuto mentre Google e’ per sua natura una maniera per ricercare lo “scibilie” piu’ consolidato e per quanto a volte i risultati piu’ nuovi risultino prominenti, la realta’ e’ che spesso si ha la sensazione di trovare notizie, guide o informazioni vecchie.

Non e’ una sensazione: e’ la realta’.  Vecchie di qualche anno, si’, cioe’ giovani da un certo punto di vista ma il fatto e’ che in tantissimi ambiti, non certamente solo quello delle news, un articolo di tre anni fa e’ preistoria.

Ironia della sorte, proprio Google e’ stato il cuore pulsante della rete dell’ultimo decennio, la azienda piu’ nota e vincente, il simbolo piu’ simbolo di tutti. Google ha fornito accesso all’informazione in maniera sconosciuta a chiunque solo dieci anni fa e questo ha favorito un genere di crescita altrettanto nuovo. Crescita sociale, crescita individuale: chi ha imparato ad usarlo ha la possibilita’ oggi di accedere costantemente a informazioni che rendono il raggiungere un obiettivo infinitamente piu’ rapido.

Google piu’ di qualunque altra cosa ci ha dato una consistente fetta della velocita’ con cui ragioniamo e procediamo oggi e proprio questa velocita’ oggi lo rende obsoleto per tutta una serie di esigenze oramai sempre piu’ diffuse, sotto gli occhi di molti e presto pervasive, necessarie per tutti, senza che la maggior parte nemmeno arrivi ad accorgersi del cambiamento. Useranno la ricerca “su Twitter” e sara’ naturale farlo.

Ma la faccenda e’ potenzialmetne molto piu’ grande anche di questo e mio tempo per oggi e’ scaduto, quindi arrivederci alla terza puntata (qui il prequel), in cui magari spieghero’ anche un poco il titolo “altisonante”

FriendFeed e Twitter nel 2009

Come seguire l’informazione in Rete? Come promesso tempo fa, voglio parlare a chi e’ affascinato dalla possibilita’ di seguire eventi, conoscere persone che dicono cose che lo interessano e soprattutto, ricevere informazione attraverso la Rete e non attraverso i media piu’ classici. Alcuni sanno come fare, per altri e’ un grande mistero.  Ecco una visione attuale dei due principali servizi in tema di quelli semplici, immediati e, sorpattutto uno, destinato ad essere la piu’ grossa “social bomba” in Italia nel prossimo anno.

FriendFeed sembra evolversi, almeno nel mio network di persone, verso una versione moderna dei forum tematici, con la discussione che si spande a macchia d’olio attraverso i contatti, prescinde dal tema e offre una estrema semplicita’ di integrazione di altri servizi Web. Twitter si prepara a sbancare nel mercato del marketing, customer support, notizie e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Per FriendFeed non prevedo molto altro mentre Twitter, o per lo meno il modello Twitter, avra’ a mio dire un ruolo centrale e un’impatto epocale nel prossimo lustro in Rete.

friendfeed-snapshot.png

Non so piu’ quando mi sono iscritto a Twitter mentre ricordo di avere iniziato con FriendFeed nel periodo di beta privata gia’ alla fine del 2007. Raccogliere lo stream di azioni, le impronte che lasciamo sul Web e’ contemporaneamente semplice e potente e viene rapidamente percepito dagli utenti. FriendFeed e’ stato piu’ infatti rapidamente infestato da persone a me prossime, a mio modo di vedere complice soprattutto  l’idea dei “commenti”.

Si segue piu’ o meno come un Twitter ma la possibilita’ di fare i commenti e di marcare con un “I Like” sono risultati vincenti per far emergere discussioni e per far saltare all’occhio gli “input” piu’ rilevanti. I messaggi arrivavano dall’esterno spesso: una foto su flickr o un video su youtube, lo status di facebook o di Twitter che cambia, un link segnalato come interessante, un post su un blog o appunto un semplice commento a uno qualsiasi di questi messaggi. Gli “I Like” e i commenti sono un’idea talmente buona che nell’ultimo anno Facebook si e’ affrettato a copiarli aggiungerli, modificando l’orrenda comunicazione wall to wall del Facebook degli esordi.

mytwitter.png


Cosa sta diventando invece Twitter?
Anche qui ci sono scambi e piccole discussioni ma meno facilmente tracciabili. Tipicamente si leggono i “twit” come si legge lo stato di Facebook solo in un posto piu’ ordinato e con meno rumore.  Twitter e’ soprattutto diventato  il posto degli annunci brevi, di qualsiasi genere: dal semplice status di una persona all’annuncio di una novita’ su un qualche sito (nuovo post su un blog) fino a venire usato come vero e proprio strumento di marketing sia aziendale che personale, o ancora di customer support e per ipnotici esperimenti tipo twistori.

Il meccanismo funziona perche’ e’ rapido e trasparente,  e’ sufficientemente breve perche’ non infastidisca, al limite si scorre la pagina. Su Friendfeed e Twitter vale il “non si legge tutto per forza”. Si scorre e qualcosa resta, il resto passa  pazienza, tanto e’ inevitabile e se la notizia e’ davvero importante, prima o poi sara’ lei a raggiungere noi.

L’idea dei 140 caratteri e’ vincente al pari di quella di portare gli utenti a presentarsi con nome e cognome reali su Facebook.
E’ un  messaggio per natura piu’ informativo del subject di una email pur restando sostanzialmente ugualmente rapido da leggere e permette una piu’ accurata selezione di cosa approfondire. La recente abitudine  di inserire dei #tag su cui si sviluppano altri servizi come tagalus, cosnente poi di tracciare discussion tematiche, uscendo dal proprio network per poi allargarlo.

Cosi’ facendo possiamo sentire quello di cui parla molta piu’ gente, restare piu’ informati, con meno fatica.

Ora, che vi convinca o meno tutto questo discorso, restano alcuni fatti: un +1300% di utenti negli ultimi 12 mesi per Twitter, senza contare una innumerevole quantita’ di applicazioni a supporto e altre pronte ad usarlo per sfturrarne le caratteristiche piu’ avanzate: tracking dei trend, ricerca, collaborazione, supporto clienti e quant’altro e un numero spaventoso di “imitazioni” che applicano il modello twitter alla musica, al business two business, al lavoro… Tutti servizi che come Twitter svolgono una sola funzione e tentano di farla bene, approccio opposto ai “Facebook” che si propongono come mastodonti mainstream pronti a offrire tutto in un pacchetto completo.

Il discorso “Twitter” sul medio-lungo periodo meritera’ un articolo a parte in quanto per vaneggiare di “post google era”, serve spazio e concentrazione.

Browser: quote di mercato 2009

Il vino invecchia e puo’ diventare vino o aceto. Qui da noi per evitare di seguire la seconda strada serve impegno e tenacia. Nel settore dell’informazione restare aggiornati significa saper seguire le fonti giuste e sufficientemente variegate. Per fare questo serve anche essere sufficientemente padroni del mezzo che permette di accedere a queste informazioni. Questo mezzo e’ il software che si usa ogni giorno che deve essere adeguato ai tempi per non risultare un intralcio ma, invece, un supporto efficace.

browser market share, january 2009

Non iniziero’ parlando di browser, quella e’ una storia oramai vecchia. La mia intenzione e’ parlare di altri software ma mi limito oggi a riportare i dati di market share aggiornati a gennaio 2009 per mostrare come le abitudini anche radicate si possano cambiare. Per anni schiere di diffitenti hanno sostenuto che mai Internet Explorer avrebbe perso consistenti quote a favore di un qualcosa di sconosciuto e non sostenuto da una grossa azienda. I numeri sono qui a smentirli.

Nel solo ultimo anno, IE ha perso quasi 8 punti percentuali a vantaggio di Firefox (quasi 4), Safari (quasi 3) e del neo nato Google Chrome che si prende piu’ di un punto in pochi mesi. Se guardiamo poi le statistiche degli ultimi due anni, vediamo come i punti persi da IE sono circa 12. Significa perdere il 15% delle proprie quote in due anni di cui 5 nel primo anno e 10 nel secondo, il che mostra inoltre una netta accelerazione nella perdita di quote.

Tutto bene dunque, anche per l’arrivo del nuovo Chrome che dara’ nuova linfa al mercato e che sono sicuro che dalla fine 2009, quando avra’ un parco estensioni adeguato, iniziera’ a rosicchiare punti anche ai due concorrenti “minori”.

Per ora chi perde di sicuro e’ il vecchio che sta diventando aceto menter noi attendiamo nuove e piu’ moderne versioni degli altri browser in primavera.

Con lasf.fm non ci gioco piu', ora gioco con blip.fm

Bah, sti siti incasinati non li tollero piu’. Ultimamente se le form non sono grosse e il sito ha piu’ di tre sezioni, mi viene il mal di mare e mollo il colpo.

Last.fm tre anni fa fu veramente forte ma adesso e’ un calderone, non riesco piu’ a usarlo, ti perdi in cento scritte, e le playlist, e la personal library, e cento video… io volevo solo vedere in che album era la tal canzone! Impossibile, non e’ lo strumento giusto.

Il fatto e’ che secondo me non e’ piu’ giusto quasi per niente, troppo sovracaricato di funzionalita’, resta giusto ancora il meglio per i concerti ma presto si trovera’ qualcosa di piu’ specializzato e migliore. Aggiungiamoci anche che mi sono stancato del fatto raccomandations, friend, similitudini… voglio vedere cosa fa e ascolta la gente diversa da me!

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Con lasf.fm non ci gioco piu’, ora gioco con blip.fm

Bah, sti siti incasinati non li tollero piu’. Ultimamente se le form non sono grosse e il sito ha piu’ di tre sezioni, mi viene il mal di mare e mollo il colpo.

Last.fm tre anni fa fu veramente forte ma adesso e’ un calderone, non riesco piu’ a usarlo, ti perdi in cento scritte, e le playlist, e la personal library, e cento video… io volevo solo vedere in che album era la tal canzone! Impossibile, non e’ lo strumento giusto.

Il fatto e’ che secondo me non e’ piu’ giusto quasi per niente, troppo sovracaricato di funzionalita’, resta giusto ancora il meglio per i concerti ma presto si trovera’ qualcosa di piu’ specializzato e migliore. Aggiungiamoci anche che mi sono stancato del fatto raccomandations, friend, similitudini… voglio vedere cosa fa e ascolta la gente diversa da me!

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Il bicchiere, il fiume, la riva e il cadavere.

Sinceramente, non posso nemmeno dire di essere particolarmente felice. In realta’ uno dovrebbe essere felice. Felicita’ non puo’ esistere solo per momenti di soddisfazione intensa o inaspettata. Anche momenti di serena contemplazione possono essere definiti momenti felici.

“Autorizzare Napster dieci anni fa non era la soluzione, ma fargli causa non ha prodotto alcun risultato”

Napster, capostipite del file sharing

Ci sono voluti dieci anni, oppure sono bastati solo dieci anni. Scarsi. Dal giugno del 1999 al gennaio del 2009, un continuo cammino fatto di passi inevitabili, oggi possiamo finalmente dire compiuta una delle prime e piu’ grosse vittorie della generazione cui appartengo.

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Ascoltare la gente (giusta)

Seguire i consigli a volte fa bene, altre male, l’acqua e’ bagnata e l’erba verde.
Avere l’umilta’ di ammettere che non si e’ in grado di conoscere tutto, di essere informati su tutto e che sicuramente ci sono un sacco di persone che ne sanno molto piu’ di te su quello specifico argomento… e’ una dote essenziale.

E’ una questione chiave: se non ci si abitua a capire che spesso bisogna stare zitti e ascoltare e seguire la persona di riferimento, si fallisce. Il difficile naturalmente sta nel trovare persone di fiducia per la loro sfera di competenza e affidarsi a loro per avere consigli, indicazioni, opinioni.

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rant.ildella.net

Saltiamo i preliminari: non tutto ruota attorno al web ma il web e’ centrale, uno dei pochi settori che tiene oggi e punto cardine di un nuovo modo di fruire di servizi, condividere notizie e conoscenza, contatti. Tutto.  Su questo c’e’ poco da discutere e non inizio nemmeno a farlo.

Il punto in questione e’ che tanti, troppi si rifiutano di capire, di accettare e la cosa e’ per loro un danno. Il fatto che sia un danno per qualcun altro potrebbe lasciarmi del tutto indifferente, capiamoci. Quale e’ quindi la questione?

La questione e’ che diventa un danno anche per me che vivo in Italia e, per lo meno adesso, ho intenzione di passarci ancora del tempo qui. E’ un danno perche’ mi rendo drammaticamente conto di quanti trentenni attorno a me siano gia’ terribilmente incapaci di stare al passo con i tempi, magari gli stessi che in prima fila accusavano la vecchiaia della generazione precedente.La cosa di riflesso finisce per arrivare pure addosso a me. Sinceramente, non mi va nemmeno un po’.

I nostri genitori non hanno mai avuto un computer a 20 anni e hanno, chi piu’ chi meno, imparato a usarlo. Qui tutti ne avevamo uno tra le mani e per tantissimi e’ successa una cosa: si e’ imparato a fare quelle quattro cose negli anni 90 e si continua a fare le stesse quattro cose ancora oggi  e, temo, cosi’ sara’ in futuro. Se siamo un paese in cui i tuoi venti anni sono ancora un’eta’ sbarazzina e giovane, non possiamo essere anche un paese dove a 31 sei gia’ incapace di innovare, o per lo meno seguire l’innovazione. Con che coraggio poi ci si sta a lamentare, al solito, di chi governa, di chi dirige?

La colpa dell’arretratezza e’ al primo posto nella testa di tutti quelli che hanno appeso le scarpe al chiodo a trent’anni. Non mi si venga a raccontare dello svantaggio, della crisi, del lavoro, bla bla bla. Stronzate. Io vedo con i miei occhio ogni giorno di piu’ quanto e’ frenata la testa, la fantasia, la voglia di nuovo di chi mi circonda salvo davvero poche eccezioni. Vedo, anzi, facilmente chi e’ contro o chi quasi e’ tronfio del proprio non capire un cazzo di quello che significa oggi il web e l’ecosistema economico e sociale che si plasma attorno al web.

Questo sfogo e’ un invito rivolto per lo meno ai miei amici, a chi conosco, a rimboccarsi le maniche e iniziare a guardare fuori, a non rifiutare le novita’, capirle, accettarle, interessarsi, ascoltare, leggere, parlare. Senza questa svolta non si va da nessuna parte se non al fallimento, in una delle sue diverse manifestazioni.

Io faro’ il mio, scrivero’ e daro’ indicazioni. Saro’ contento di aiutare, di informare, chiedete pure.

Informazione e Superstizione

Dopo aver dormito quattro ore oggi pomeriggio, sono uscito per andare dai miei ad aiutare mio padre nel trasferire cose dal pc al mac e a vedere la partita. Sono uscito quando e’ iniziato il temporale. Un temporale di proporzioni direi importanti. Naturalmente ero in auto nel mezzo di una bufera di rara intensita’ qui da noi. Poche macchine giravano, alcuni hanno mollato l’auto al  bordo strada. La cosa interessante era vedere come ogni tanto anche quelli che andavano avevano il momento di panico, e rallentavano, si fermavano quasi. La loro perdita di sicurezza, improvvisa a volte, era la cosa piu’ rischiosa di tutte.

La situazione era effettivamente molto al limite, visibilita’ inesistente, era quindi comprensibile la paura di chi si fermava. Ora, al di la’ del fatto che la loro insicurezza aumentava la mia sicurezza, faccenda curiosa che approfondiro’, mi sono trovato a pensare che probabilmente non era solo la situazione effettivamente pericolosa a farli fermare, quanto piu’ che altro un pensiero del tipo: e’ proprio in queste situazioni che ci sono gli incidenti.

La cosa forse e’ vera ma, appunto, forse. Io non lo so se e’ piu’ probabile fare un incidente, girando per la citta’, durante un nubifragio o durante la normale circolazione serale. Non lo so e quindi non mi ponevo il problema, stavo concentrato sulla guida con ovviamente un livello di attenzione e prudenza superiore alla media.

Probabilmente l’aneddoto non e’ dei piu’ adatti per introdurre il discorso, a ogni modo mi si e’ chiarito ancora di piu’ quanto la mancanza di conoscenza dia origine a deduzioni fallaci e che l’eccesso di informazione causi spesso una gigantesca mancanza di conoscenza.

E’ qualche anno che ho smesso del tutto di leggere giornali e compagnia. Non e’ solo perche’ considero infimo il livello del “giornalismo” italiano. E’ anche per questo motivo: sapere le cose a meta’ e’ peggio di non saperle affatto.

L’informazione e’ spesso spiccia, per sua stessa natura: serve molto sforzo per trasformarla in conoscenza. Serve avere molta informazione, correlata, serve avere la competenza necessaria e la voglia per trasformarla in qualcosa che si puo’ usare per prendere decisioni. Per trasformarla in conoscenza appunto.

La semplice informazione che tutti riceviamo ogni giorno e’ parziale e non avendo motivazioni o tempo per approfondire, ci rende in realta’ meno capaci di capire quello che ci circonda e di comportarci di conseguenza. Ci rende, anzi, piu’ simili a dei superstiziosi. Sentiamo qualche notizia e su quella semplice e singola combinazione di causa effetto basiamo la nostra conoscenza, prendiamo delle decisioni, piccole o grandi che siano.

E’ faticoso essere informati nel senso positivo del termine, serve avere un panorama completo e questo richiede molta fatica. In maniera in parte istintiva e in parte ragionata, per proteggermi dall’effetto superstizione ho chiuso i canali di ingresso nei confronti di tutto quelle fonti di notizie che so benissimo non approfondiro’. A volte si ha sufficiente maestria da saper legare assieme piccoli elementi di informazione e poterne ricavare conoscenza vera. Ma quanti sono i campi in cui si puo’ dire di avere tale maestria? Quante sono le persone che possono davvero fare questo?

Se non si e’ in quelle condizioni, forse meglio evitare del tutto di ricevere input che istintivamente si trasformano in una credenza, una superstizione. Si forma nella nostra testa un’idea sbagliata e su quella poi ci si basa e difficilmente trarremo comportamenti utili partendo da simili condizioni.