Il Blog del Della (2005 – 2010)

Libertà di espressione e collaborazione, dall'Open Source al Social Networking. Pensieri e informazione da Daniele Dellafiore.

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Life

When I was younger I got hit and then addicted by a statement that a friend of mine told me once: “I hate boredom and I love enthusiasm”. It was such a simple statement, in any conversation in any afternoon, but that stucked into my mind for years. It happened during one of those time in your life when you are becoming something new  or, better,  you are defining yourself as something different, and you listen something that perfectly describe what you have in and are trying to explode out. And it helps you.

In years, I came up in loving simplicty over almost anything else. Is a long run. In all my recent peregrination and activities, I always try to achieve simplicity. This is one of the reason I love Tel Aviv and I am here now and I am wondering to get back again. But it is not because this is a simple place, not at all.

It is because it seems to me that here people have inside something even more simple and at the same time even more powerful.

They hate death and love life.

This one is dedicated to Orsola and Rona, whose fathers recently passed away.

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Suddenly, the question

“Who are you?”

“I am the man that drinks alone at the bar.”

“Sounds just like a pose, is it not?”

“It is not.”

“It’s kinda weird, you like to be alone? Don’t you get bored?”

“Bored? Oh no.”

“What do you do if you don’t read or something.. do you just stay there thinking while you drinking?”

“I do not usually do much thinking in these moments. Actually, what I do is more to feel than to think. I feel myself and the atmosphere and the people around me. I just enjoy the staying for a while.”

“And then?”

“Sometimes is just that. Other times, it happens that you know someone new.”

“Ah, so you think is a good way to meet new people?”

“There’s more in than that. Every part has value. Feeling the atmosphere, the drinking, the relax, and, of course, the people that sometime you know. But there is a single thing that now I value more than any other. A single moment that make the whole worth a lot more: those few seconds when something happens, and then you have just met someone else.

I ended up loving that moment. Sometime you just meet a look, or someone else wanted to get in touch with you. Sometime is just a coincidence like sneezing at the same time but whatever happens, in that moment you get the connection and you can clearly feel it and eventually, when you will think back on that night, you can believe that that single moment contains all the things that happened lately.

I can remember many of those, more clearly than anything else in the same night.
I love it because it all happens in that precise time. In that moment, when you are not alone anymore.

Till the next time.”

Dellaviv

Ciao, mi chiamo Daniele, ho quasi trentadue anni. Nella mia vita non ho desideri ne’ obiettivi, solo progetti.

Prima di partire da Milano, piu’ di dieci giorni fa, pensavo che avrei scritto un post riguardo questa partenza. Se da un lato e’ un pezzo di vita come un altro solo trascorso in un posto diverso, per tanti motivi era un po’ una partenza simbolica. Soprattutto perche’ a me piacciono gli eventi simbolici.

Invece non lo ho scritto. Poteva essere acido, parto senza guardarmi alle spalle, oppure riflessivo, o anche verso la fine un po’ malinconico. Niente. Avrei voluto iniziarlo magari con una bella citazione di Tod A. tipo

Now, buy me a drink and I’ll tell you all a story
About a bastard who traded in treasure for glory

Invece no. Invece oggi tornando dalla prima corsa in spiaggia, mi e’ sembrato evidente che no, non era cosi’ come mi sembrava e per questo non ho scritto nulla. Bensi’ e’ come ho scritto all’inizio. Ho trascorso tutta la parte di vita di cui ho attualmente coscienza per non essere uno di quelli li’, che secondo me non fanno niente. Per fare qualcosa e farlo in un certo modo.

Cosi’ mi sono ritrovato a poter venire a Tel Aviv un mese e mezzo in un periodo cosi’ negativo per tutti, con attorno a me quel malessere diffuso palpabile. Cosi’, mentre altri si lamentano tutti assieme, io sto bene tutto da solo.

Mi chiamo Daniele, ho quasi trentadue anni. Nella mia vita non ho piu’ desideri ne’ obiettivi, solo progetti.

Well the treasure was true love, the bastard he was me

Ritornare a essere organizzati

Ricominciare la vita del freelance “sul serio” richiede soprattuto organizzazione. Tutto il resto, idee, opportunita’, competenze e talento emergeranno solo se saro’ in grado di raggiungere un adeguato ritmo: essere concreto e pragmatico, avere obiettivi brevi e ben definiti, ottenere una sempre migliore organizzazione del lavoro al fine di essere produttivo, sereno e con il giusto mix di calma e tensione.

Spot(F)light by Firenzesca on Flickr

Spot(F)light by Firenzesca at Flickr

Sono un convinto sostenitore del “poche cose fatte bene” e mettere in pratica questa linea guida richiede disciplina.  Nel frattempo serve anche stare attenti a non fregare quella parte creativa e quella un po’ caotica che e’ parte essenziale di questo genere di percorsi. Come quando si fa un viaggio un po’ all’avventura, in realta’ c’e’ dietro molta organizzazione che non va data per scontata: si ha sufficiente esperienza per gestire in scioltezza ma per ottenerla si e’ passati attraverso parecchi altri viaggi e svariati fallimenti.

Serve infine adattarsi anche al particolare momento storico e mi riferisco qui al mio personale momento storico. Ho necessita’ di ricaricare le batterie ma anche molta voglia di fare subito qualcosa, quindi riassumo gli obiettivi, le cose da fare, quelle da evitare e quelle da scartare,

Mi limito in questo post a fare un sunto, ampliero’ in articoli successivi le singole parti. Aggiunta finale: il blog “ridisegnato” e’ il primo esempio di “ripulire” dagli sprechi. Il tema frugal e’ proprio quello che mi serviva e casualmente lo ho scoperto proprio ieri sera usato in uno dei miei blog preferiti. Essenziale, direi addirittura minimale, concentrato sui contenuti.

Eliminare gli sprechi e l’ansia
Lo spreco di tempo e’ il Male supremo. La mancanza di regole semplici da applicare con regolarita e il disordine sono le cause primarie. Il risultato e’ ansia, la conseguenza ultima e’ la scarsa capacita’ di concretizzare risultati. Il concetto chiave da comprendere qui e’ che l’ansia e lo stress non sono figli del fare troppe cose, ma del lasciare indietro troppe cose non fatte.

Raccogliere e consolidare l’esistente
Nei primi giorni si funziona comunque a basso regime quindi meglio concentrarsi su qualcosa di semplice e potenzialmente remunerativo in termini di energia vitale. Raccogliere quello che si e’ fatto serve per realizzare che, ehi, qualcosa si e’ davvero fatto! Inoltre e’ un buon momento per recuperare pezzi di lavoro riutilizzabili. Altra attivita’ correlata e’ quella di ridare organicita’ alla propria presenza online personale e soprattutto professionale, aggiornando il Linkedin di turno e magari compilando un resume online.

Portare a uno step successivo i progetti piu’ concreti e vicini
Appena recuperate le energie, serve fare qualcosa che dia risultati concreti nel giro di pochi giorni di lavoro. Meglio quindi concentrarsi su progetti in fase piu’ avanzata e completare quella cosa che e’ li’ che attende da due mesi piuttosto che riprendere lavori a meta’ o iniziare qualcosa di nuovo. Risultati Subito e’ basilare.

Non perdere di vista gli elementi collaterali
Se si sono prese delle buone abitudini durante i mesi o anni precedenti, e’ bene non perderle. Ad esempio io ho iniziato a fare un po’ di attivita’ sportiva da quasi un anno e non ho mai mollato. E’ il caso di continuare e anzi di approfittare di un po’ di tempo in piu’. Al contempo e’ bene prendersi nel primo mese del tempo per recuperare qualche buona abitudine che ci si e’ un po’ trascurato: qualita’ del cibo, recuperare quialche contatto abbandonato, farsi un weekend fuori citta’ con gli amici e ricominciare a lasciare passare per la testa i pensieri positivi e un po’ sognatori… perche’ alla fine forse sta tutto li’, essere concreti senza mai smettere di sognare, per poter realizzare i sogni che “avevi da bambino”.

On the road, again

Con oggi finisce la mia partecipazione a un progetto che ho fatto nascere circa un anno fa assieme al mio amico e poi collega Lorenzo. Abbiamo realizzato un software di gestione e controllo abbastanza vasto e complesso e benche’ ancora non sia terminato, posso dirmi soddisfatto della baracca che abbiamo messo e tenuto in piedi, nonostante i vari bastoni fra le ruote.

Non tutto e’ andato bene, naturalmente, ma abbiamo gettato basi solide e siamo sempre andati in un’unica direzione, avanti, senza mai perdere il controllo o la bussola. Il che e’ gia’ molto. Infine il team che si e’ formato non si puo’ certo dire fosse noioso, anzi, cosa preziosissima per tirare avanti anche nei momenti difficili.

Ora nuove avventure. Cio’ che mi stranisce di piu’ e’ che quando dico a qualcuno: “domani finisco il lavoro”, la cosa viene presa come un “da domani sono per strada” e quasi il mio interlocutore mostra preoccupazione. Io, invece, vedo un mare di nuove opportunita’ da cogliere.  E’ anche per questo che ho preso questa decisione.

Qualcosa e’ rimasto inalterato: la voglia di nuovo, di movimento. Qualcosa d’altro e’ pero’ profondamente cambiato durante quest’ultimo anno: la mia percezione e di conseguenza sopportazione della realta’ circostante. Quello che vedo e’ mediocrita’ e pochezza: italietta. Quello che provo sempre piu’ spesso e’ asfissia, tristezza e fondamentalmente senso di spreco di tempo. Sono sopravvissuto nei primi nemmeno tre anni post-universitari solo cambiando spesso e il cambiare solamente mi ha dato una rapidita’ di crescita rara. Crescita che pero’ non e’ sufficiente a placare la mia sete. La sensazione di avere attorno un qualcosa di arido e svogliato, che mi frena, e’ piu’ palpabile ogni giorno che passa.

Guardiamo avanti, nessun rimorso e nessuna ritirata: a questo punto restano due possibili azioni. La prima e’ fare quadrato: racogliere attorno a te i pochi valenti e separarsi per sempre dalle zavorre e dagli scorretti. La seconda, e’ ampliare gli orizzonti verso realta’ piu’ fertili e stimolanti.

Alla via, cosi’.

E' Pasqua, mangiamo l'agnello.

Incuriosito dal resoconto di Travaglio sul terremoto e in particolare dalla questione dell’ospedale di l’Aquila, ho deciso di fare qualche ricerca riguardo i nomi che travaglio cita all’inizio come la impresa costruttrice responsabile. Mentre Travaglio si concentra piu’ sulla persona di Pesenti e sula Calcestruzzi, io ho fatto qualche ricerca sulla Impregilo, oggi la piu’ grande societa’ di costruzioni italiana

Fino al 1994 e’ una societa da oltre 500 miliardi di lire di fatturato che opera solo fuori dalla CEE. Quell’anno viene utilizzata per una fusione: confluiscono al suo interno Cogefar Impresit (gia’ fusione di Fiat Impresit e Cogefar,), una controllata al 100% dal gruppo FIAT, e altre due societa’ (GIrola e LOdigiani).

Anno domini 2009, dice Wikipedia, “Impregilo è quotata alla borsa di Milano. Possiede un capitale sociale di 716 milioni di euro, un portafoglio ordini superiore ai 13 miliardi di euro e oltre 10 000 dipendenti.”

Si legge che dalla fine del 2005 il 30% del capitale sociale e’ di Igli SpA. Chi? Una societa’ “ponte” divisa in tre parti uguali: Societa’ Ausotrade, (Benetton), Immobiliare Lombarda (Ligresti) e Argo Finanziaria (Gavio). Casualmente, inoltre:

Nell’ottobre 2005, Impregilo, a capogruppo di una cordata di aziende internazionali, si aggiudicò la gara internazionale per la realizzazione del ponte sullo stretto

Insomma Impregilo e’ oggi controllata da quella cordata di soliti noti. Il resto degli azionisti e’ di netta minoranza. E’ facile in Rete scoprire i legami tra la Impregilo moderna e vari scandali alcuni dei quali sono anche citati da Travaglio in quel filmato: monnezza a Napoli, alta velocita’ e molto altro.

Noi, invece, torniamo un attimo agli anni 80.

Fiat Impresit nel 1987 costituiva la Effepi Finanza e Progetti con il Banco di Napoli, societa’ che andra’ ad operare “nel campo della progettazione delle opere pubbliche nel Mezzogiorno per fornire assistenza finanziaria ed organizzativa”. Non mi spreco in ulteriori commenti. Di li’ a un paio di anni sarebbe cresciuto nel gruppo Fiat l’interesse per la Cogefar con cui si sarebbe fusa di li’ a poco. Al momento poi della fusione/trasformazione in Impregilo del 1994, la Fiat controlla al 100% Fiat Impresit che controlla al 100% Cogefar.

Fusione fatta, tutti contenti. Gia’. Il 1994. Bei tempi no? Cosa accadeva in quegli anni?

Tanto per dirne una in fretta: correva il 7 maggio 1992 quanto Maurizio Prada, all’epoca cassiere DC (cassiere, si’, quello che incassa), rivela che “Iveco, Fiat Ferroviaria e Cogefar Impresit pagavano tangenti ai partiti,” nel corso dell’inchista passata alla storia come Mani Pulite.

Prada ricorda, in particolare, che l’azienda torinese aveva pagato tangenti per ottenere l’appalto della terza linea del metrò milanese (1,8 miliardi), per il passante ferroviario (1,2 miliardi) e per la costruzione di un parcheggio (55).

Le dichiarazioni di Prada sui versamenti periodici ai partiti acquisiscono un particolare valore perché vengono confermate lo stesso 6 maggio da Radaelli, consigliere socialista dell’Atm, e, pochi giorni dopo, dall’esponente del Pds Luigi Carnevale.

E cosi’ via. Senza stare a rivangare tutta la vicenda di Mani Pulite, mi limito a far notare come appena finito il casino ’92-’94, la sporchissima Cogefar (di Fiat) confluisce in un’azienda “nuova”, Impregilo, facendo acquisizioni cambiando cosi’ volto per presentarsi fresca e pimpante in spiaggia, pronta a cavalcarfe l’onda della Seconda Repubblica e i suoi nuovi protagonisti. Si arrivera’ cosi’ agli scandali “moderni” e ai due prossimi grandi numeri: il Ponte sullo stretto e la Diga di Hasankayf

Possiamo stare tranquilli pero’, c’e’ chi veglia su di noi:

“Ci sono state vendite anche su Impregilo (-1,61%): il mercato teme che il Governo possa rallentare gli investimenti nelle grandi opere per far fronte al dramma che ha colpito l’Abruzzo. A riguardo il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in una conferenza stampa a L’Aquila ha ribadito che il Ponte sullo Stretto di Messina rimane un’opera prioritaria e che non c’è alcun ripensamento sulla sua realizzazione.”

E’ tutto? No. Scavare nel passato rende la cosa ancora piu’ divertente. Impregilo viene fondata negli anni 50. Abbiamo detto che fino alla fusione del 94, impregilo lavorava solo in paesi fuori dalla CEE. Quali grandi opere sono state realizzate in quei 40 anni di attivita’ nel resto del pianeta?

Già fra il 1976 e il 1982 Impregilo (allora Impresit-Cogefar) partecipò alla costruzione della diga Chixoy in Guatemala, un progetto il cui costo finale di 800 milioni di dollari si rivelò del 300% superiore alle previsioni e determinò un’espansione del debito pubblico del paese centroamericano nell’ordine del 45% del suo intero ammontare. I finanziamenti provennero dalle casse della Banca Mondiale e della Banca Interamericana di Sviluppo. Gli abitanti dei territori interessati dal progetto furono costretti al trasferimento coatto e di fronte alla loro riluttanza ad abbandonare le proprie terre e le proprie case si scatenò una campagna di terrore durante la quale vennero trucidate oltre 400 persone.

Non sara’ difficile confermare in rete la veridicita’ di quel passaggio. Lascio a chi desidera il resto della storia di Impregilo.

Non stupisce dunque la scelta di Fiat, nel 1994, per la societa’ in cui far confluire la splendida Cogefar. Una societa’ sua simile che pero’ operava al di fuori dall’italia ed era rimasta quindi al di fuori degli scandali di Tangentopoli.

Cosi’,  dopo 50 anni di questa roba, nel 2005 finalmente nel CDA del Ponte sullo Stretto sale Francesco Paolo Mattioli, ex direttore finanziario della Fiat e Presidente di Cogefar, imputato nel ’93 per 38 miliardi di lire di tangenti. Reato caduto in prescrizione nel 1999.

httpv://www.youtube.com/watch?v=sTUIHK7gHRE

E’ Pasqua, mangiamo l’agnello.

Incuriosito dal resoconto di Travaglio sul terremoto e in particolare dalla questione dell’ospedale di l’Aquila, ho deciso di fare qualche ricerca riguardo i nomi che travaglio cita all’inizio come la impresa costruttrice responsabile. Mentre Travaglio si concentra piu’ sulla persona di Pesenti e sula Calcestruzzi, io ho fatto qualche ricerca sulla Impregilo, oggi la piu’ grande societa’ di costruzioni italiana

Fino al 1994 e’ una societa da oltre 500 miliardi di lire di fatturato che opera solo fuori dalla CEE. Quell’anno viene utilizzata per una fusione: confluiscono al suo interno Cogefar Impresit (gia’ fusione di Fiat Impresit e Cogefar,), una controllata al 100% dal gruppo FIAT, e altre due societa’ (GIrola e LOdigiani).

Anno domini 2009, dice Wikipedia, “Impregilo è quotata alla borsa di Milano. Possiede un capitale sociale di 716 milioni di euro, un portafoglio ordini superiore ai 13 miliardi di euro e oltre 10 000 dipendenti.”

Si legge che dalla fine del 2005 il 30% del capitale sociale e’ di Igli SpA. Chi? Una societa’ “ponte” divisa in tre parti uguali: Societa’ Ausotrade, (Benetton), Immobiliare Lombarda (Ligresti) e Argo Finanziaria (Gavio). Casualmente, inoltre:

Nell’ottobre 2005, Impregilo, a capogruppo di una cordata di aziende internazionali, si aggiudicò la gara internazionale per la realizzazione del ponte sullo stretto

Insomma Impregilo e’ oggi controllata da quella cordata di soliti noti. Il resto degli azionisti e’ di netta minoranza. E’ facile in Rete scoprire i legami tra la Impregilo moderna e vari scandali alcuni dei quali sono anche citati da Travaglio in quel filmato: monnezza a Napoli, alta velocita’ e molto altro.

Noi, invece, torniamo un attimo agli anni 80.

Fiat Impresit nel 1987 costituiva la Effepi Finanza e Progetti con il Banco di Napoli, societa’ che andra’ ad operare “nel campo della progettazione delle opere pubbliche nel Mezzogiorno per fornire assistenza finanziaria ed organizzativa”. Non mi spreco in ulteriori commenti. Di li’ a un paio di anni sarebbe cresciuto nel gruppo Fiat l’interesse per la Cogefar con cui si sarebbe fusa di li’ a poco. Al momento poi della fusione/trasformazione in Impregilo del 1994, la Fiat controlla al 100% Fiat Impresit che controlla al 100% Cogefar.

Fusione fatta, tutti contenti. Gia’. Il 1994. Bei tempi no? Cosa accadeva in quegli anni?

Tanto per dirne una in fretta: correva il 7 maggio 1992 quanto Maurizio Prada, all’epoca cassiere DC (cassiere, si’, quello che incassa), rivela che “Iveco, Fiat Ferroviaria e Cogefar Impresit pagavano tangenti ai partiti,” nel corso dell’inchista passata alla storia come Mani Pulite.

Prada ricorda, in particolare, che l’azienda torinese aveva pagato tangenti per ottenere l’appalto della terza linea del metrò milanese (1,8 miliardi), per il passante ferroviario (1,2 miliardi) e per la costruzione di un parcheggio (55).

Le dichiarazioni di Prada sui versamenti periodici ai partiti acquisiscono un particolare valore perché vengono confermate lo stesso 6 maggio da Radaelli, consigliere socialista dell’Atm, e, pochi giorni dopo, dall’esponente del Pds Luigi Carnevale.

E cosi’ via. Senza stare a rivangare tutta la vicenda di Mani Pulite, mi limito a far notare come appena finito il casino ’92-’94, la sporchissima Cogefar (di Fiat) confluisce in un’azienda “nuova”, Impregilo, facendo acquisizioni cambiando cosi’ volto per presentarsi fresca e pimpante in spiaggia, pronta a cavalcarfe l’onda della Seconda Repubblica e i suoi nuovi protagonisti. Si arrivera’ cosi’ agli scandali “moderni” e ai due prossimi grandi numeri: il Ponte sullo stretto e la Diga di Hasankayf

Possiamo stare tranquilli pero’, c’e’ chi veglia su di noi:

“Ci sono state vendite anche su Impregilo (-1,61%): il mercato teme che il Governo possa rallentare gli investimenti nelle grandi opere per far fronte al dramma che ha colpito l’Abruzzo. A riguardo il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in una conferenza stampa a L’Aquila ha ribadito che il Ponte sullo Stretto di Messina rimane un’opera prioritaria e che non c’è alcun ripensamento sulla sua realizzazione.”

E’ tutto? No. Scavare nel passato rende la cosa ancora piu’ divertente. Impregilo viene fondata negli anni 50. Abbiamo detto che fino alla fusione del 94, impregilo lavorava solo in paesi fuori dalla CEE. Quali grandi opere sono state realizzate in quei 40 anni di attivita’ nel resto del pianeta?

Già fra il 1976 e il 1982 Impregilo (allora Impresit-Cogefar) partecipò alla costruzione della diga Chixoy in Guatemala, un progetto il cui costo finale di 800 milioni di dollari si rivelò del 300% superiore alle previsioni e determinò un’espansione del debito pubblico del paese centroamericano nell’ordine del 45% del suo intero ammontare. I finanziamenti provennero dalle casse della Banca Mondiale e della Banca Interamericana di Sviluppo. Gli abitanti dei territori interessati dal progetto furono costretti al trasferimento coatto e di fronte alla loro riluttanza ad abbandonare le proprie terre e le proprie case si scatenò una campagna di terrore durante la quale vennero trucidate oltre 400 persone.

Non sara’ difficile confermare in rete la veridicita’ di quel passaggio. Lascio a chi desidera il resto della storia di Impregilo.

Non stupisce dunque la scelta di Fiat, nel 1994, per la societa’ in cui far confluire la splendida Cogefar. Una societa’ sua simile che pero’ operava al di fuori dall’italia ed era rimasta quindi al di fuori degli scandali di Tangentopoli.

Cosi’,  dopo 50 anni di questa roba, nel 2005 finalmente nel CDA del Ponte sullo Stretto sale Francesco Paolo Mattioli, ex direttore finanziario della Fiat e Presidente di Cogefar, imputato nel ’93 per 38 miliardi di lire di tangenti. Reato caduto in prescrizione nel 1999.

httpv://www.youtube.com/watch?v=sTUIHK7gHRE

7 cose che NON faro’ nel 2009

La vita deve essere semplificata costantemente. Ogni giorno il quantitativo di “cose” da gestire cresce anche a prescindere dalla nostra volonta’. In piu’, a volte, noi stessi incrementiamo il numero con nuove idee, nuovi progetti, nuove passioni.

Quindi io tendo a semplificare, a non introdurre nel mio quotidiano ulteriori elementi di fastidio, confusione o semplice distrazione. E’ un compito arduo e non mi riesce ancora molto bene ma sto migliorando.

A inizio anno ho iniziato a scrivere delle cose che NON avrei fatto quest’anno, delle cose da cui mi sarei liberato in quanto fonte piu’ di perdita di tempo ed energie rispetto ai vantaggi o alla felicita’ che portano. Oppure semplicemente, eliminazione di cose fastidiose. Per chi ci fa caso, questo e’ il mio primo post digg-style, solo tre anni fuori moda.

1. Non compro piu’ aggeggi Apple

L’esperienza Air lo scorso anno non e’ fallita perche’ l’aggeggio non fosse un bel giocattolo, tutt’altro. Il punto e’ il sistema operativo e tutto il suo ambiente ad avermi profondamente deluso e ad essere troppo chiuso per certi versi e troppo limitato e indietro per altri. Chi ha provato ad abituarsi ad Ubuntu non potra’ tollerare cose come: “cerca sul web un codec per il tal filmato, scaricalo e fallo digerire ad iTunes”. Ahime’ pure l’ipod oouch che acquistai diventa un po’ castrato senza poterlo attaccare a un OSX e visto che OSX e’ indietro, pure il touch mi risulta poco utile. Quindi, eliminazione dell’interesse di quasi qualsiasi informazione a riguardo dalla mia giornata.

2. Non rinnovero’ l’abbonamento a sky o ad altra tv.

Devono solo morire tutti. Come corollario, spero di poter dire che nel 2010 buttero’ il telefono cellulare e con lui qualsiasi rapporto con TIM e compagnia. Questi ultimi dovranno morire il doppio (per una mera questione di anzianita’)

3. Non supporto piu’ Internet Explorer 6

Siete vecchi, estinguetevi, io non perdo piu’ nemmeno un minuto, nemmeno in discussioni.
4. Non passero’ il prossimo autunno-inverno a Milano
Ok, ok, qui ho barato. Questo e’ piu’ un “buon proposito” mascherato. Ma fa niente. Desidero svernare al caldo e soprattutto vivere per un poco fuori dalla mia citta’. Questo e’ l’inverno designato e le recenti peregrinazioni in medio oriente probabilmente mi faranno muovere verso est anche prima che il clima diventi troppo freddo.

5. Non cambio il portatile
Ne’ altri aggeggi simili. Evitare di pensarci o seguire andamento di mercato se non distrattamente. Sto benissimo cosi’. Il portatile ad esempio lo ho acquistato a febbraio 2008 e grazie al miglioramento del software (leggi, Ubuntu), ogni 6 mesi diventa piu’ veloce di un bel po’. Si’, grazie a Ubuntu ho un portatile che invecchia come il vino. Come corollario: spero di cambiarlo nel 2010 comprando un aggeggio simile che non pesi piu’ di 2.5 Kg e abbia un monitor da 15 pollici.

6. Non avro’ piu’ l’auto come unico mezzo di locomozione in citta’
In un gesto quasi impulsivo, a gennaio ho fatto l’abbonamento ATM che ho iniziato a caricare mensilmente a marzo. Ora viaggio con i mezzi e ho in programma di abbandonare l’auto del tutto. Non sta andando male, anzi. Serve un potenziamento notturno ma in caso di necessita’, esistono i Taxi. Elminazione gestione auto, problema multe/traffico/parcheggi/varie. Certo, ogni tanto c’e’ freddo ma… vai al punto 5.

7. Non rinnovero’ l’abbonamento in palestra
Non che non mi sia trovato bene o che non sia contento, tutt’altro. Un po’ per il fatto di voler andare via, un po’ perche’ sto lavorando per potermi allenare in ambiente domestico (qualche mini attrezzo e soprattutto sapere cosa fare). Questa sara’ dura da mantenere, in quanto tolgo una cosa buona e non so se riesco a rimpiazzarla a parita’ di vantaggi. Mi accontentero’ di un pareggio.

Aggiungo tre bonus : cosa continuo a non fare:

Non riempio la casa di oggetti
Mi piace la casa con poche cose. Ho svariate scatole da smaltire ancora: CD, vecchi ricordi, materiale elettronico sparso che puo’ tornare utile. Le smaltiro’ ma al di la’ del disordine che mi e’ proprio, si limita al minimo, *minimo* indispensabile l’ingresso di oggetti. Avere meno, goderselo di piu’ (e soprattutto meno cose da tenere in ordine). Serve continuare a buttare qualche cosa ogni volta che si compra qualcosa di nuovo. A volte, vedi ipod, le cose basta perderle.

Non cerco un impiego fisso
Meno che mai.

Non uso piu’ eMule
Torrent: software piu’ leggero. Basta col baraccone mulo. Comunque, una cosa sola e’ meglio che due che tanto non e’ che usi piu’ tanto nemmeno lui.

7 cose che NON faro' nel 2009

La vita deve essere semplificata costantemente. Ogni giorno il quantitativo di “cose” da gestire cresce anche a prescindere dalla nostra volonta’. In piu’, a volte, noi stessi incrementiamo il numero con nuove idee, nuovi progetti, nuove passioni.

Quindi io tendo a semplificare, a non introdurre nel mio quotidiano ulteriori elementi di fastidio, confusione o semplice distrazione. E’ un compito arduo e non mi riesce ancora molto bene ma sto migliorando.

A inizio anno ho iniziato a scrivere delle cose che NON avrei fatto quest’anno, delle cose da cui mi sarei liberato in quanto fonte piu’ di perdita di tempo ed energie rispetto ai vantaggi o alla felicita’ che portano. Oppure semplicemente, eliminazione di cose fastidiose. Per chi ci fa caso, questo e’ il mio primo post digg-style, solo tre anni fuori moda.

1. Non compro piu’ aggeggi Apple

L’esperienza Air lo scorso anno non e’ fallita perche’ l’aggeggio non fosse un bel giocattolo, tutt’altro. Il punto e’ il sistema operativo e tutto il suo ambiente ad avermi profondamente deluso e ad essere troppo chiuso per certi versi e troppo limitato e indietro per altri. Chi ha provato ad abituarsi ad Ubuntu non potra’ tollerare cose come: “cerca sul web un codec per il tal filmato, scaricalo e fallo digerire ad iTunes”. Ahime’ pure l’ipod oouch che acquistai diventa un po’ castrato senza poterlo attaccare a un OSX e visto che OSX e’ indietro, pure il touch mi risulta poco utile. Quindi, eliminazione dell’interesse di quasi qualsiasi informazione a riguardo dalla mia giornata.

2. Non rinnovero’ l’abbonamento a sky o ad altra tv.

Devono solo morire tutti. Come corollario, spero di poter dire che nel 2010 buttero’ il telefono cellulare e con lui qualsiasi rapporto con TIM e compagnia. Questi ultimi dovranno morire il doppio (per una mera questione di anzianita’)

3. Non supporto piu’ Internet Explorer 6

Siete vecchi, estinguetevi, io non perdo piu’ nemmeno un minuto, nemmeno in discussioni.
4. Non passero’ il prossimo autunno-inverno a Milano
Ok, ok, qui ho barato. Questo e’ piu’ un “buon proposito” mascherato. Ma fa niente. Desidero svernare al caldo e soprattutto vivere per un poco fuori dalla mia citta’. Questo e’ l’inverno designato e le recenti peregrinazioni in medio oriente probabilmente mi faranno muovere verso est anche prima che il clima diventi troppo freddo.

5. Non cambio il portatile
Ne’ altri aggeggi simili. Evitare di pensarci o seguire andamento di mercato se non distrattamente. Sto benissimo cosi’. Il portatile ad esempio lo ho acquistato a febbraio 2008 e grazie al miglioramento del software (leggi, Ubuntu), ogni 6 mesi diventa piu’ veloce di un bel po’. Si’, grazie a Ubuntu ho un portatile che invecchia come il vino. Come corollario: spero di cambiarlo nel 2010 comprando un aggeggio simile che non pesi piu’ di 2.5 Kg e abbia un monitor da 15 pollici.

6. Non avro’ piu’ l’auto come unico mezzo di locomozione in citta’
In un gesto quasi impulsivo, a gennaio ho fatto l’abbonamento ATM che ho iniziato a caricare mensilmente a marzo. Ora viaggio con i mezzi e ho in programma di abbandonare l’auto del tutto. Non sta andando male, anzi. Serve un potenziamento notturno ma in caso di necessita’, esistono i Taxi. Elminazione gestione auto, problema multe/traffico/parcheggi/varie. Certo, ogni tanto c’e’ freddo ma… vai al punto 5.

7. Non rinnovero’ l’abbonamento in palestra
Non che non mi sia trovato bene o che non sia contento, tutt’altro. Un po’ per il fatto di voler andare via, un po’ perche’ sto lavorando per potermi allenare in ambiente domestico (qualche mini attrezzo e soprattutto sapere cosa fare). Questa sara’ dura da mantenere, in quanto tolgo una cosa buona e non so se riesco a rimpiazzarla a parita’ di vantaggi. Mi accontentero’ di un pareggio.

Aggiungo tre bonus : cosa continuo a non fare:

Non riempio la casa di oggetti
Mi piace la casa con poche cose. Ho svariate scatole da smaltire ancora: CD, vecchi ricordi, materiale elettronico sparso che puo’ tornare utile. Le smaltiro’ ma al di la’ del disordine che mi e’ proprio, si limita al minimo, *minimo* indispensabile l’ingresso di oggetti. Avere meno, goderselo di piu’ (e soprattutto meno cose da tenere in ordine). Serve continuare a buttare qualche cosa ogni volta che si compra qualcosa di nuovo. A volte, vedi ipod, le cose basta perderle.

Non cerco un impiego fisso
Meno che mai.

Non uso piu’ eMule
Torrent: software piu’ leggero. Basta col baraccone mulo. Comunque, una cosa sola e’ meglio che due che tanto non e’ che usi piu’ tanto nemmeno lui.

Ascolto solo musica fatta da donne

Mi sono accorto che da qualche anno, se si escludono un paio di artisti che ascolto sempre poche rare eccezioni, tutta la musica nuova che inizio ad ascoltare e’ scritta, suonata e cantata da donne.

Gia’ un anno fa creai su jango una playlist “girls” con un po’ delle artiste che ascoltavo in cui a fianco delle piu’ note Diana Krall e Norah Jones c’erano anche Aimee Mann, Madeleine Peyroux e soprattutto Regina Spektor. Di recente, in quel periodo, avevo anche ascoltato qualcosa di Ani Difranco attratto inizialmente dalla adorabile Little Plastic Castle.

Regina Spektor

C’era poi tutto il filone delle “women”, da Nina Simone a Joan Baez ma resta in parte un’altra storia.

Musicalmente parlando, eravamo arrivati alla fine del 2007. Buona parte del 2008 e’ stata dominata dal fatto che i miei artisti preferiti hanno sfornato i loro due dischi nuovi e io sono quindi stato travolto da quwei dischi e dai concerti di Adam e di Tod.

Quando poi a settembre ho ripreso i sensi, ecco una nuova ondata ancora una volta quasi tutta al femminile. Sento un pezzo di Emiliana Torrini alla radio e mi resta in testa. Il disco, Me and Armini, e’ stato uno dei miei ascolti preferiti dell’autunno: quieto e rilassante ma non noioso, si passa sopra il fatto che, mi pare, le liriche siano un poco troppo monotone e non brillanti, ma non ci ho fatto caso piu’ di tanto.

Emilina Torrini

Poi, complice la storia della raccolta Duets, ho comprato una Essential Collection della Sinatra. Infine, complice il viaggio a Tel Aviv, sono giorni che non riesco a staccare le orecchie dalla musica di Rona Kenan, in attesa dell’arrivo dei dischi.

Questa e’ un po’ la cronistoria ma il media player qui di fianco continua a sparare random pezzi al femminile, ad esempio ora ascoltavo Wanda Jackson, scoperta per un pezzo sulla colonna sonora di Rocknrolla, e dopo e’ partita Alicia Keys.

Era un po’ che sta cosa mi girava per la testa, ora l’ho scritto. Chi sa perche’.

I wanna live with a musician. She’d write songs at home and ask me what I thought of them, and maybe even include one of our little private jokes in the liner notes.